Eterni

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Mi innamorai un mattino dell’architettura della parola.

Le grandi volte marmorizzate dal vento

e le vetrate su mondi rari e fragili,

maestose cascate di nuvole liquefatte.

Ombre danzanti sull’animo mio

scavano tombe fangose a cui do nomi

pronunciati talvolta da silenziose statue di

uomini solo pensati.

Quanto costa una sola parola

 succhiata, rubata a questa fonte amara.

Porta il peso degli Eterni, sospesi

tra mondi che mi tolgono il fiato.

Innocenti

rovine

Regaliamoci ancora pochi attimi d’illusione

nutrendoci del pallido incanto di cui resta

appena la traccia a matita.

Sarà troppo tardi domani

per poter fingere ancora

che esistano i colori,

che le notti non abbiano spazzato questi solitari cortili,

che ci si possa svegliare di nuovo,

innocenti, in abbracci d’amore

Nubi

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Imperturbabile e rarefatto quella gelida mattina.

Mente limpida, levigata dalle notti,

consumata dai pensieri, umiliata e imbruttita,

triste di pianto, annegata d’incanto.

Marciavo sulle ceneri e riscoprivo il sapore

Pungente dell’ossigeno.

Ricordo, era mattina, era freddo,

rincorsi il mio fiato tra splendenti nubi d’inverno.

Splendente

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Capì fin troppo presto che la solitudine era la più affidabile delle amiche. E non era quel tipo di solitudine che guardiamo con aria compassionevole nell’osservare il bambino che gioca solitario, era la solitudine dalla vita, quel misterioso distacco dal reale, una piccola pausa nell’eterno scorrere. Ritornando da quell’abisso inevitabilmente la compagnia degli uomini gli risultava d’intralcio, come l’amico inopportuno che ti parla sulla melodia di una vecchia canzone quasi dimenticata. Laggiù dal placido abisso rivalutava il mondo, rivalutava la vita effimera, ridimensionava i sentimenti, forze inenarrabili ma così umane, così limitate all’esistenza, alla vita. Così l’amore, così il dolore grane consolatore, legato, saldato a questo corpo terreno.

Inseguiva allora solo la bellezza, la sola tra le virtù eterne consapevole della propria fugacità. Solo questo ricercava, timidamente: il brivido di felicità. Nascosto tra le lettere ingiallite, nei colori in campagna e solo raramente negli uomini. Ah gli uomini, creature imprevedibili che sfuggono, ingannandosi, alle leggi del cosmo. Schiavi di istinto e animalesco desiderio.

Malediva questa sua consapevolezza, la debolezza della carne, la bassezza che riporta al reale i pensieri più astratti. Ma nelle dolci sera guidato da fluide melodie capitava comunque di trovarla, altezzosa, solitudine splendente.