Mese: marzo 2014

CANZONE (02) – ECHOES

La canzone che ha ispirato il nome del mio blog. É l’atmosfera che disegna il mio spirito più di qualsiasi parola.

 

Echoes . Pink Floyd

 

“Cloudless everyday you fall upon my waking eyes
Inviting and inciting me to rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning

Serena ogni giorno ti mostri
ai miei occhi che si destano
m’inviti guardandomi ad alzarmi
e dal muro attraverso la finestra
arrivano ondeggiando su ali di raggi di sole
un milione di ambasciatori splendenti del mattino
 

And no-one sings me lullabies
 And no-one makes me close my eyes
 And so I throw the windows wide
 And call to you across the sky” 

E nessuno mi canta ninne nanne

e nessuno mi fa chiudere gli occhi

così spalanco le finestre

e nuoto fino a te attraverso il cielo

 

Poco più di 23 minuti che portano in una dimensione onirica, un viaggio imaginifico senza meta.

Senza un senso forse perché il flusso di coscienza non segue vie definite e solo così si incontrano visioni di idee, intuizioni, si accarezzano sensazioni e si intravede, a volte, una risposta alla domanda che l’essere ci pone.

Così tra suoni spaziali e ripetizioni ossessivi la mente spazia e liberata dal peso materiale nuota nel vortice per ritrovarsi dopo venti minuti trasformata, ma cosciente dell’esperienza vissuta.

Da notare il Live in Pompei che se possibile porta tutto a livelli irraggiungibili.

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Sull’ateismo e l’anarchia

Sull'ateismo e l'anarchia

Questo è un post impegnativo.
Ho riordinato un po’ d’idee che avevo in mente da un po’ di tempo, stimolato anche dalla conversazione avuta sul blog “Cor-pus” [ http://bortocal.wordpress.com/2014/03/17/lateismo-religione-impossibile-204/ ].

Mi sono convinto che ateismo e anarchia sono due concetti molto legati tra loro, ma per spiegarlo devo partire dai due concetti opposti: religione e governo.
Parto dal presupposto, per me evidente, che la religione così come il governo è un’“ammissione” di debolezza dell’uomo.

L’idea di religione, tralasciando un momento l’idea di Dio (non mi saltate addosso e seguite il ragionamento), ha avuto nella storia più che altro un valore sociale. Senza scomodare le numerose nefandezze quali crociate, inquisizioni ed estremisti vari che, in una dimensione storica, possiamo considerare episodi, la religione (personalmente penso al Cristianesimo perché non ho le conoscenze necessarie per generalizzare a tutte le forme di religione) ha formato, tenuto coeso, mitigato e “controllato” il tessuto sociale.
In questo la sua funzione è stata di aiuto se non complice delle varie forme di governo che si sono alternate nella storia tanto che governi apertamente in contrasto con le religioni hanno per forza superato il problema o con una violenta repressione dei culti o al contrario con un’identificazione del potere temporale con la religione stessa.
Perché questo meme (http://it.wikipedia.org/wiki/Meme) sia stato così importante e diffuso su questa terra non si ha, ad oggi, una risposta univoca. Credo che l’uomo, inteso come specie, pur con le sue potenzialità sia ancora debole, sente la necessità di rimanere aggrappato a un’idea simile. Serve coraggio per rifiutare l’idea, spesso tramandata fin dalla più tenera età, che ci sia qualcosa “oltre” la vita umana. L’idea del divino è rassicurante, ci risolve un bel po’ di problemi. Come un adolescente che ha regole ben precise e, pur scontrandosi, litigando e urlando con i genitori, vede la sua vita indirizzata verso una certa strada e un altro adolescente che deve gestirsi da solo, senza nessuna regola o dovere, libero di comportarsi come meglio crede. L’esperienza ci dice che il secondo ragazzo non è certo spacciato ma deve avere una gran forza mentale, oltre ad avere la fortuna di incontrare le giuste persone, per risultare ai nostri occhi una persona equilibrata e di buon senso.
Così la religione, con le sue regole, i suoi dogmi, e aggiungo io i suoi sensi di colpa, funge da “genitore” della specie indicando cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è obbligatorio e cosa da evitare. Infligge punizioni e se sei bravo alla fine ti premia con il paradiso altrimenti ti manda dietro la lavagna con il diavolaccio.

L’assenza di un Dio o di qualsivoglia entità sostitutiva ha come effetto la responsabilizzazione dell’uomo stesso. Questo è il punto cruciale.

Questo è il punto che collega la religione al governo.
Dovrebbe essere a questo punto evidente l’analogia tra religione e forma di governo che, semplificando, non è altro che una serie di leggi, divieti, regole e punizioni decise a seconda del caso da un dittatore, da un parlamento, da un monarca.
Serve un bel coraggio per essere atei, per il semplice fatto che il giusto e lo sbagliato non hanno più un posto prestabilito, è la persona nella sua unicità che, secondo la propria visione del mondo, secondo una decisione libera ma responsabile, assegna il valore di buono o cattivo, giusto o sbagliato a quello che incontra.
Serve un bel coraggio anche per essere anarchici allora perché comportarsi da cittadino “onesto” non perché ci sono leggi e possibili pene dietro l’angolo ma perché la tua personale etica sociale ti suggerisce sia utile è molto difficile.
Parlando di anarchia a questo punto puntualizzo che l’idea di anarchia intesa come auto-governo, il superamento di qualsiasi governo dell’uomo da parte dell’uomo, sia ad oggi un’assoluta utopia. L’uomo è ancora troppo debole per reggere una responsabilità del genere, ma non è un buon motivo per non “anelare” a un nobile fine come questo.
Inteso in questo senso sono anarchico, in quanto sogno una società (che forse non esisterà mai) che non si basi sul potere ma sulla responsabilità, che non si basi sulla paura della pena ma sul valore della collaborazione e della cooperazione.
Allo stesso modo sono ateo, cerco di vivere al meglio la mia vita rendendola anche al servizio (citando Gesù) del prossimo ma non per avere il premio a fine giornata, non per evitare la punizione dalla maestra ma perché, in piena liberta, ritengo sia la cosa giusta e utile.

Questa per me è la direzione da prendere, il fine che dovremmo avere per superare la bassezza della nostra condizione.

Chiudo citando Bartolomeo Vanzetti:

“Sono convinto che la storia umana non è ancora iniziata, che ci troviamo nell’ultimo periodo della preistoria. Vedo con gli occhi dell’anima il cielo rischiararsi dai raggi del nuovo millennio.”

La canzone di oggi è: Here’s to you – Joan Baez

Canzone (01) – Strani giorni (Strange days)

Rimango spesso affascinato dalle canzoni che incontro, mi innamoro di una frase, di una melodia di poche note, di un cambio di tonalità.

La prima canzone di cui voglio parlare è:

Strani giorni . Franco Battiato

battiato

“..Sento il suono di un violino 
e mi circondano l’alba 
e il mattino.
Chissà com’erano allora 
il Rio delle Amazzoni
ed Alessandria la grande 
e le preghiere e l’amore?
chissà com’era il colore?..”

Mi soffermo doverosamente ad ammirare il testo di Manlio Sgalambro morto a Catania pochissimi giorni fa.

Il testo è in realtà l’intreccio di due storie apparentemente scollegate.

Da una parte in italiano l’uomo che apre le porte della percezione e si interroga sul senso della sua esistenza, della storia dell’umanità, dell’amore e della guerra. Amo profondamente il pezzo che ho riportato. Sono le mie stesse domande, sono le domande di tutti, la drammatica ricerca di un senso, di una chiave di lettura. Il passato che ritorna ingiallito dal tempo,  i colori perduti, così come i sentimenti dimenticati di uomini vissuti e morti ma esistiti.

Dall’altro lato in inglese una storia qualunque, un uomo (ma io mi immagino una donna visto che la parte cantata è femminile) entra in un’anonimo bar per bere un drink. La storia qualunque di un uomo qualsiasi che la vita ha condotto lì, forse per caso o forse per destino.  Due uomini la/lo osservano da un angolo senza dire niente.

Così parlò:

Così parlò:

“Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.”

Una vecchia dedica tratta dal libro stesso che un giorno ho regalato a mio fratello.

Mi scordo ogni giorno che sono il caos, il diverso, il disordine, l’errore, il motore del mondo.
La mia libertà barattata per il benessere, l’abitudine così rassicurante. Quanta fatica per mettere la testa fuori da questa bolla eppure è a portata di mano, mi perdo a leggere di pensatori, di rivoluzionari, di superuomini e la mia, la nostra mediocrità è accecante. Abbiamo bisogno di caos e anche di una stella danzante.

Foto: Cover di Unknown Pleasure dei Joy Division
La canzone di oggi è Find the River – R.E.M.

La memoria salva e ci salva

La memoria salva e ci salva

“Uno sguardo, una frase, un oggetto curioso, un pensiero in un diario. Di ognuno di questi attimi so che un ricordo continuerà a esistere in me, in quello che farò e sarò, e i loro oggetti vivranno di altre storie in altre vite..”

Cito così un grande scrittore, un tale Maurizio che un giorno ho incontrato sulla mia strada. Il primo incontro a dir la verità è stato fugace, ignaro di quel che sarebbe stato, un incontro come tanti in una mattina come tante altre. Non pensavo che un giorno quel signore avrebbe voluto farsi un tatuaggio in mio onore (o in mia memoria).
Non sono vecchio ma alle spalle ho tanti incontri, alcuni più importanti, altri inutili, altri ancora così profondamente significativi che veramente vivono dentro me.
Maurizio è uno di questi e lo elevo ad esempio perché lo identifico come simbolo della professione che ho scelto e che amo.
Ripensando a questi incontri e a chi sono oggi non posso fare a meno di sorridere pensando a quanto il caso (io parlo di caso, un caro amico sorriderà leggendo questa parola) ci plasmi ogni giorno. Scorro velocemente la strada della mia vita e la trovo piena di bivi, la trovo piena di figure che consapevoli o meno mi spingono da una parte o dall’altra. E come scrive Maurizio la ritrovo piena di piccole cose, di libri, di frasi, di canzoni e idee che non sono altro che me stesso e la mia personalità. Tutto questo in me senza eccezione. E allora certo sono anche i miei genitori, sono anche Maurizio, sono quel libro di Dawkins che ho letto all’università, sono la mia ragazza, i miei “ragazzi” del lavoro, il pallone che ho infilato in rete, il tatuaggio che ogni tanto devo guardare e, citando me stesso, sono un po’ anche io.
E domani sarà un nuovo giorno di incontri, di idee da valutare, da scartare, da adottare.
Questa è la meraviglia, la differenza, quello che forse ci nobilita, ci rende ricchi, ci rende pesanti.

La foto rappresenta ciò che vedo dalla mia finestra
La canzone di oggi è Fiamme – Roberto Cacciapaglia

Un abbraccio a Maurizio se mai leggerà queste parole, ti ringrazio per la spinta che hai dato alla mia vita.

La grande bellezza

Immagine

Mi lancio in una piccola e poco pretenziosa recensione del film che i magnanimi e filantropi dirigenti Mediaset ci hanno trasmesso in chiaro ieri sera:

Il film mi è piaciuto molto, soprattutto nella prima parte per poi, a mio avviso, perdersi un po’ nel finale (ma confesso che mi sono perso una decina di minuti circa a meta).

Non è un film travolgente, non è un film forse che riguarderò ancora e ancora, e non rimarrà forse nei nostri cuori come altri film da oscar (La vita è bella in primis) ma mi ha affascinato.

L’estrema lentezza, i dialoghi mai banali, la fotografia meravigliosa l’hanno trasformato per me in una galleria d’arte, quasi una serie di quadri che hanno catturato perlopiù momenti di intensa sofferenza.

Allora c’è spazio per la diva grassa caduta nel dimenticatoio che respira cocaina per ricordarsi i bei tempi, c’è spazio per vecchi nobili decatudi che vivono negli scantinati dei loro palazzi trasformati in musei delle loro vite, c’è spazio per l’artista a tutti i costi, per la bambina pittrice a costo della sua gioventù.

In tutto questo nuota un sempre grande Toni Servillo, spettatore cosciente e allo stesso tempo forza creatrice di quel circolo vizioso, di questa Roma bene dalla quale non può uscire.  Nessuno ne può uscire perché è tutto quello che resta: si salva allora chi si è tenuto nel taschino una briciola di umanità, l’amico eternamente respinto che insegue il sogno della notorietà ben rappresentato dalla volitiva compagna,  si salva il matto che forse non è molto diverso dagli altri, si salva la suora che ha ancora uno scopo (mi sono perso proprio l’introduzione di questo personaggio putroppo).  Si salva forse il protagonista ma a tratti: serve una gran forza per ribaltare il sistema che lui stesso tiene in vita.

Tra la morte di un conoscente per cui vale la pena versare una lacrima a dispetto della formalità, tra i ricordi del giovane amante, tra le strade deserte c’è ancora una speranza per trovare qualcosa di buona anche in questa Roma così tristemente alla deriva.

Senza voler diventare bacchettone e finto intellettuale, la Roma di Sorrentino è tutta l’Italia, un autoscatto come quelli che vanno tanto di moda. Peccato che la maggior parte dei commenti che ho sentito è stata del tipo: “Ah..dopo dieci minuti ho cambiato canale..la grande lentezza proprio”.

E allora via con la festa, chiamate le ragazze da mettere in vetrina, selezione all’ingresso e guai a chi non è felice che ci rovina il divertimento.

Dalla parte di Swann

“Venuta meno l’influenza anestetizzante dell’abitudine, mi mettevo a pensare, a sentire cose infinitamente tristi.”

M.Proust – Alla ricerca del tempo perduto (Dalla parte di Swann)

Oggi solo una breve citazione, che sento talvolta anche mia, tratta da un libro letto ormai qualche tempo fa ma che rimane sempre tanto affascinante. Malinconia dolorosa che, allo stesso tempo, rende sensibili e genera profondità.

Vanità delle vanità

Sono ateo eppure uno dei testi più belli che abbia mai letto si trova nella Bibbia. Rileggevo qualche giorno fa:

“Il saggio ha gli occhi in fronte,

ma lo stolto cammina nel buio.
Ma so anche che un’unica sorte
è riservata a tutt’e due.

Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d’esser saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità». Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.

Ho preso in odio la vita, perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole. Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento. Ho preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo durato sotto il sole, perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura.”

Questa parte mi da molto da pensare. Da un lato una grande tristezza per la spaventosa inutilità e caducità della nostra vita, d’altra parte non condivido che l’affannarsi sotto il sole sia vanità. L’intuizione, il genio, un’idea che attraversa gli occhi di un sognatore, è tutto vanità certo. Non resterà niente, così come se domani la terra per qualsivoglia motivo venisse spazzata via, cosa rimarrebbe? Che fine farebbe Mozart? e Nietzsche? Vanità. Ma forse è proprio questo il miracolo, la folgorante unicità dell’evento. E imitando una recente pubblicità riprendo Whitman:

“Che tu sei qui, che la vita esiste

Questa è una risposta che mi piace.

E allora è l’esistenza stessa che da il senso. Immagino una donna, mille anni fa, da qualche parte su questo stesso mondo ha camminato e riso e pianto e cosa ne so io? cosa ne sai tu? Ma questo rende meno vero il pianto? Il dolore?  Il riso e la gioia?

Per l’universo è tutta vanità ma per l’individuo l’universo è vano, come è vana l’esistenza di un uomo che verrà tra mille anni.

Ma io sono qua, e la vita esiste.

Oh me, oh vita!