La grande bellezza

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Mi lancio in una piccola e poco pretenziosa recensione del film che i magnanimi e filantropi dirigenti Mediaset ci hanno trasmesso in chiaro ieri sera:

Il film mi è piaciuto molto, soprattutto nella prima parte per poi, a mio avviso, perdersi un po’ nel finale (ma confesso che mi sono perso una decina di minuti circa a meta).

Non è un film travolgente, non è un film forse che riguarderò ancora e ancora, e non rimarrà forse nei nostri cuori come altri film da oscar (La vita è bella in primis) ma mi ha affascinato.

L’estrema lentezza, i dialoghi mai banali, la fotografia meravigliosa l’hanno trasformato per me in una galleria d’arte, quasi una serie di quadri che hanno catturato perlopiù momenti di intensa sofferenza.

Allora c’è spazio per la diva grassa caduta nel dimenticatoio che respira cocaina per ricordarsi i bei tempi, c’è spazio per vecchi nobili decatudi che vivono negli scantinati dei loro palazzi trasformati in musei delle loro vite, c’è spazio per l’artista a tutti i costi, per la bambina pittrice a costo della sua gioventù.

In tutto questo nuota un sempre grande Toni Servillo, spettatore cosciente e allo stesso tempo forza creatrice di quel circolo vizioso, di questa Roma bene dalla quale non può uscire.  Nessuno ne può uscire perché è tutto quello che resta: si salva allora chi si è tenuto nel taschino una briciola di umanità, l’amico eternamente respinto che insegue il sogno della notorietà ben rappresentato dalla volitiva compagna,  si salva il matto che forse non è molto diverso dagli altri, si salva la suora che ha ancora uno scopo (mi sono perso proprio l’introduzione di questo personaggio putroppo).  Si salva forse il protagonista ma a tratti: serve una gran forza per ribaltare il sistema che lui stesso tiene in vita.

Tra la morte di un conoscente per cui vale la pena versare una lacrima a dispetto della formalità, tra i ricordi del giovane amante, tra le strade deserte c’è ancora una speranza per trovare qualcosa di buona anche in questa Roma così tristemente alla deriva.

Senza voler diventare bacchettone e finto intellettuale, la Roma di Sorrentino è tutta l’Italia, un autoscatto come quelli che vanno tanto di moda. Peccato che la maggior parte dei commenti che ho sentito è stata del tipo: “Ah..dopo dieci minuti ho cambiato canale..la grande lentezza proprio”.

E allora via con la festa, chiamate le ragazze da mettere in vetrina, selezione all’ingresso e guai a chi non è felice che ci rovina il divertimento.

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One comment

  1. bel commento…. mi piace molto. Il film non l’ho visto tutto ma mi è sembrata una foto esatta ed impietosa di questo periodo di decadentismo. La lentezza forse allo volte eccessiva. Bellissima la fotografia, ma in alcuni tratti ho trovato che i rimandi felliniani fossero troppo scontati… Voleva forse essere un seguito del percorso di Fellini?

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