Sull’ateismo e l’anarchia

Sull'ateismo e l'anarchia

Questo è un post impegnativo.
Ho riordinato un po’ d’idee che avevo in mente da un po’ di tempo, stimolato anche dalla conversazione avuta sul blog “Cor-pus” [ http://bortocal.wordpress.com/2014/03/17/lateismo-religione-impossibile-204/ ].

Mi sono convinto che ateismo e anarchia sono due concetti molto legati tra loro, ma per spiegarlo devo partire dai due concetti opposti: religione e governo.
Parto dal presupposto, per me evidente, che la religione così come il governo è un’“ammissione” di debolezza dell’uomo.

L’idea di religione, tralasciando un momento l’idea di Dio (non mi saltate addosso e seguite il ragionamento), ha avuto nella storia più che altro un valore sociale. Senza scomodare le numerose nefandezze quali crociate, inquisizioni ed estremisti vari che, in una dimensione storica, possiamo considerare episodi, la religione (personalmente penso al Cristianesimo perché non ho le conoscenze necessarie per generalizzare a tutte le forme di religione) ha formato, tenuto coeso, mitigato e “controllato” il tessuto sociale.
In questo la sua funzione è stata di aiuto se non complice delle varie forme di governo che si sono alternate nella storia tanto che governi apertamente in contrasto con le religioni hanno per forza superato il problema o con una violenta repressione dei culti o al contrario con un’identificazione del potere temporale con la religione stessa.
Perché questo meme (http://it.wikipedia.org/wiki/Meme) sia stato così importante e diffuso su questa terra non si ha, ad oggi, una risposta univoca. Credo che l’uomo, inteso come specie, pur con le sue potenzialità sia ancora debole, sente la necessità di rimanere aggrappato a un’idea simile. Serve coraggio per rifiutare l’idea, spesso tramandata fin dalla più tenera età, che ci sia qualcosa “oltre” la vita umana. L’idea del divino è rassicurante, ci risolve un bel po’ di problemi. Come un adolescente che ha regole ben precise e, pur scontrandosi, litigando e urlando con i genitori, vede la sua vita indirizzata verso una certa strada e un altro adolescente che deve gestirsi da solo, senza nessuna regola o dovere, libero di comportarsi come meglio crede. L’esperienza ci dice che il secondo ragazzo non è certo spacciato ma deve avere una gran forza mentale, oltre ad avere la fortuna di incontrare le giuste persone, per risultare ai nostri occhi una persona equilibrata e di buon senso.
Così la religione, con le sue regole, i suoi dogmi, e aggiungo io i suoi sensi di colpa, funge da “genitore” della specie indicando cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è obbligatorio e cosa da evitare. Infligge punizioni e se sei bravo alla fine ti premia con il paradiso altrimenti ti manda dietro la lavagna con il diavolaccio.

L’assenza di un Dio o di qualsivoglia entità sostitutiva ha come effetto la responsabilizzazione dell’uomo stesso. Questo è il punto cruciale.

Questo è il punto che collega la religione al governo.
Dovrebbe essere a questo punto evidente l’analogia tra religione e forma di governo che, semplificando, non è altro che una serie di leggi, divieti, regole e punizioni decise a seconda del caso da un dittatore, da un parlamento, da un monarca.
Serve un bel coraggio per essere atei, per il semplice fatto che il giusto e lo sbagliato non hanno più un posto prestabilito, è la persona nella sua unicità che, secondo la propria visione del mondo, secondo una decisione libera ma responsabile, assegna il valore di buono o cattivo, giusto o sbagliato a quello che incontra.
Serve un bel coraggio anche per essere anarchici allora perché comportarsi da cittadino “onesto” non perché ci sono leggi e possibili pene dietro l’angolo ma perché la tua personale etica sociale ti suggerisce sia utile è molto difficile.
Parlando di anarchia a questo punto puntualizzo che l’idea di anarchia intesa come auto-governo, il superamento di qualsiasi governo dell’uomo da parte dell’uomo, sia ad oggi un’assoluta utopia. L’uomo è ancora troppo debole per reggere una responsabilità del genere, ma non è un buon motivo per non “anelare” a un nobile fine come questo.
Inteso in questo senso sono anarchico, in quanto sogno una società (che forse non esisterà mai) che non si basi sul potere ma sulla responsabilità, che non si basi sulla paura della pena ma sul valore della collaborazione e della cooperazione.
Allo stesso modo sono ateo, cerco di vivere al meglio la mia vita rendendola anche al servizio (citando Gesù) del prossimo ma non per avere il premio a fine giornata, non per evitare la punizione dalla maestra ma perché, in piena liberta, ritengo sia la cosa giusta e utile.

Questa per me è la direzione da prendere, il fine che dovremmo avere per superare la bassezza della nostra condizione.

Chiudo citando Bartolomeo Vanzetti:

“Sono convinto che la storia umana non è ancora iniziata, che ci troviamo nell’ultimo periodo della preistoria. Vedo con gli occhi dell’anima il cielo rischiararsi dai raggi del nuovo millennio.”

La canzone di oggi è: Here’s to you – Joan Baez

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6 comments

  1. molto interessante la connessione che stabilisci fra ateismo e anarchia.

    si potrebbe arrivare a dire che la religione non è altro che l’aspetto mentale del governo…

    per questo il rifiuto della religione dominante è soltanto un’altra forma del rifiuto dei principi che portano ad una determinata forma di governo.

    meno convinto sono che “la religione così come il governo è un’“ammissione” di debolezza”: a me pare piuttosto una manifestazione di forza.

    sottolineo anche che non tutte le religioni prevedono dei sistemi “attivi” di punizione: nel buddismo la punizione consiste nel mancato raggiungimento nel nirvana, cioè esiste in se stessa (mi pare), salvo alcune forme di buddismo popolare che hanno re-inventato un inferno del tutto simile a quello cristiano.

    1. Sì il concetto è più o meno quello che hai riassunto, è solo una prima “intuizione”, un ragionamento che non ho ancora applicato e sistemizzato per esempio rispetto a religioni quali il buddismo o altri casi particolari. Questo era un primo embrione su cui sicuramente lavorerò prossimamente. Mi interesserebbe capire, invece, in che modo consideri la religione come una manifestazione di forza come scrivi.
      Intanto grazie del commento!
      Un saluto!

  2. Quella che fai è una riflessione molto interessante e che, per certi aspetti, condivido. Sarebbe splendido vivere in una repubblica platonica in cui l’educazione e l’indole personale sostituiscono le leggi, ma dato che è impossibile, trovo che esse, se applicate nel modo corretto e, chiaramente, se il loro scopo non è una mera punizione, ma una “civilizzazione”, siano di grande aiuto.
    Per quanto riguarda la religione (e parlo da non religiosa), hai mai pensato che il vero coraggioso potrebbe essere quello che, pur essendo credente e appartenente ad una religione, va oltre i suoi aspetti sociali e la vede come un mezzo, un aiuto per arrivare a quell’entità divina in cui spera/crede e non solo un insieme di norme da seguire per avere premi o per regolare la sua vita?

    1. Concordo con te, essendo comunque realista soprattutto per quanto riguarda il governo, i sistemi politici di oggi sono indubbiamente necessari seppur imperfetti. Diciamo un “male” necessario. Non voglio fare fare il moralista anche perché, anche grazie al sistema vigente, vivo nel benessere e mi posso permettere di essere qui al portatile a filosofeggiare 🙂

      Per quanto riguarda la seconda osservazione nel mio ragionamento mi soffermo in particolare sull’aspetto collettivo e sociale del sistema religioso tralasciando colpevolmente l’aspetto più personale. Nel ragionamento che ho esposto però il punto su cui volevo concentrarmi è la vicinanza del sistema Governo al sistema Religione e all’opposto di Ateismo e Anarchia.

      La dimensione personale della religione è, in questa ottica, parallela alla coscienza civile individuale. Non nego che il rapporto personale con il “divino” (per rimanere sul generico) non possa portare a cose buone come del resto non possa indicare un’etica condivisibile. Io stesso ho una formazione da classico catechizzato cattolico e anche oggi che mi professo ateo, condivido valori tipicamente cristiani. La differenza è che io li ritengo validi perché soppesando pro e contro ho “deciso” che vale la pena adottarli come miei non perché una serie di scritture mi dicono di farlo. Ad esempio le scritture dicono per esempio di praticare non so, il digiuno. Ritengo che questa non sia una “regola” sensata e quindi non la seguo.
      Per esperienza personale però, guardacaso, chi vive la fede come dici tu “solo” per avvicinarsi al divino, è spesso insofferente al rigido sistema di regole e dogmi, si sposta inevitabilmente verso un dio personale, un dio su misura, una religione da cui prende ciò che condivide allontanando la parte più indigesta.

      Grazie del commento intanto,
      un saluto!

  3. aver raggiunto un livello etico-sociale che prescinde dalle punizioni ‘religiose e non’ è superlativo, sarebbe l’optimum e credo dovrebbe essere il sogno e l’impegno di tutti ma, secondo me, rimarrà sogno finché il sistema educativo e culturale si ripeterà come è (anzi direi che va peggiorando).
    grazie per il post e per le possibilità di riflessione.
    caro saluto.
    Ludmilla

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