Mese: giugno 2014

FOREVER YOUNG

Oggi voglio condividere con voi, colpevolmente in ritardo, un piccolo pezzo del mio lavoro quotidiano.
Da quando ho iniziato a lavorare quindi ufficialmente 4 anni fa faccio l’educatore.
A pensarci è una parola grossa, ingombrante, a volte mi sembra persino pretenziosa.
Nella mia breve carriera ho avuto la fortuna/sfortuna di trovarmi in vari contesti con relativi pregi e difetti. Ho sempre avuto e ho tuttora a che fare comunque con la disabilità adulta, che sia intellettiva o psichica o, ma meno spesso, fisica.
Quando dico che mestiere faccio, con una punta d’orgoglio, ho visto le reazioni più disparate. C’è quello a cui brillano gli occhi quasi avessero davanti un moderno messia arrivato ad alleviare le sofferenze dei più sfortunati; c’è quello che rimane indifferente; c’è quello che non sa bene che mestiere sia ma comunque annuisce per non fare brutta figura.
La realtà è che è comunque un lavoro, con le gratificazioni, con le incazzatura, si arriva a sera stanchi, si porta a caso uno straccio di stipendio. Con ciò non voglio essere finto modesto ma semplicemente non credo di essere il salvatore proprio di nessuno, al massimo ci salviamo un po’ a vicenda giorno per giorno.

Fatta questa doverosa premessa veniamo all’oggetto di questo post:

Foreve Young è il nome di uno spettacolo teatrale, esito di un percorso durato mesi effettuato da un gruppo di persone. Persone mooooolto variegate, utenti della cooperativa (io li chiamo ragazzi della cooperativa perchè “utenza” mi rimanda alle bollette), educatori, professionisti del teatro.
Il percorso è sfociato in 4 rappresentazioni in altrettanti teatri.
Ora non voglio essere prolisso ma ci tenevo a pubblicizzare questo lavoro perché molto fiero del risultato.
Il mio ruolo è stato del tutto marginale in tutto questo e si è limitato alla logistica e all’accompagnamento dei ragazzi durante le varie esibizioni.

Vi lascio con un video che riassume un po’ questa esperienza:

Forever young from alessandro baraldi on Vimeo.

Ho trovato, inoltre, una bellissima recensione dell’ultima serata che si è svolta a Bassano Del Grappa a fine Aprile. Ringrazio e faccio i complimenti anticipatamente al blogger:
http://mutliculti.wordpress.com/2014/04/30/forever-young/
Infine vi lascio il link alla pagine della mia cooperativa nel caso qualcuno fosse ancora qua a leggere e quindi sia particolarmente interessato:

http://lecocoop.wordpress.com/

Annunci

.Ben Harper.

Immagine
 

Un breve omaggio a questo artista che sto riscoprendo ultimamente. 

L’avevo visto dal vivo all’Heineken Jammin Festival nel 2010 ma tra Skunk Anansie e ovviamente Pearl Jam l’avevo, colpevolmente, un po’ snobbato. 

L’ho rivisto poi a inizio Maggio a Padova.  Sarà il contesto più “intimo”, sarà che ha suonato senza band di supporto, sarà che ero con la mia ragazza..sono rimasto assolutamente affascinato.

Affascinato dall’artista, affascinato dall’atmosfera e soprattutto dall’uomo. Praticamente tre ore da solo sul palco con le sue chitarre, senza bisogno di fare twerking o l’aiuto di luci  caleidoscopiche. Umile e semplice, ha lasciato parlare le sue canzoni azzerando praticamente tutto il resto. Grandissimo concerto.

Il lupo della steppa II

Travolto da questo libro, era parecchio che non ne trovavo uno così interessante, riporto un’altro passo che trovo meraviglioso:

“E questi uomini la cui vita  è molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e indicibilmente belli, la schiuma della beatitudine momentanea spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s’irradia anche su altri e li affascina. Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d’arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro e appare a chi la vede come una cosa eterna, come il suo proprio sogno di felicità.”

(Hermann Hesse, Il lupo della steppa)

Trovo in questi passi una melodia meravigliosa, una cadenza ipnotica, un momento di sospensione che sovrasta tutto. E poi un nuovo respiro e la vita riprende.

Il lupo della steppa.

“Ecco, come io mi vesto ed esco e vado a trovare il professore e scambio con lui cortesie più o meno finte, in fondo senza volerlo, così fanno e vivono e agiscono per lo più gli uomini ogni giorno e ogni ora, per forza e senza volere, e fanno visite, tengono conversazioni, siedono negli uffici, sempre per forza, macchinalmente, contro la loro volontà, e tutto ciò lo potrebbero fare altrettante macchine o si potrebbe benissimo farne a meno; e tale meccanismo eternamente in moto è quello che impedisce a loro, come a me, di far la critica della propria vita, di riconoscere e sentire la propria stoltezza e superficialità, la propria orrida ambiguità, la propria tristezza e solitudine senza speranza. Oh hanno ragione, gli uomini, di vivere così, di fare i loro giochetti e di correr dietro ai loro fatti importanti invece di opporsi al triste meccanismo e di guardare disperatamente nel vuoto come faccio io che sono fuor di strada.”

Tanta verità in così poche parole. Sempre magnifico Hermann Hesse (da “Il lupo della steppa”)