Mese: settembre 2014

Sul conflitto

309a2Rileggendo appunti presi durante un corso ho trovato questo bel riassunto che parla del conflitto. Lo riporto pari pari come l’ho preso ascoltando lo psichiatra parlare.

“Il conflitto è il mantenimento della relazione, il prendersi in carico la pace. Aprire il conflitto non deve partire dal presupposto che uno dei due venga annientato. Mantenere la relazione è fondamentale. Se per aver ragione il mio unico modo è annientare l’altro c’è qualcosa che non va in noi. Da un conflitto si vince entrambi. Riconoscere i propri sentimenti è il primo passo. Spesso si mette da parte l’argomento e subentrano solo gli affetti. Non creiamoci mai giudizi durante il conflitto. Bisogna nutrire l’altro, non nutrirsi dell’altro. Abbandonare da subito ogni desiderio di rivincita, se cedo solo in vista di una vendetta futura ho già perso. Non dobbiamo usare il silenzio come arma perché vi finisce tutto dentro. E dobbiamo fare attenzione a non lanciare accuse che colpevolizzano: la colpa è ingestibile come sentimento morale. La colpa è una tortura. Dobbiamo semmai parlare di responsabilità che è un sentimento etico. La colpa è generica, vaga mentre la responsabilità è personale e si può identificare. Se qualcuno ci sta antipatico spesso è perchè vediamo in lui tratti simili ai nostri.”

Su chi legge poesie

Tutte le volte che inizio a leggere una poesia, che sia su un libro o su un blog o chissà dove, dopo alcune righe ho già inconsciamente deciso se mi piace o meno. Tuttavia non lascio mai la lettura a metà (e faccio fatica anche con i libri) perché ho come la sensazione che l’autore sia davanti a me con il cuore aperto che distilla i suoi segreti e le sue profonde emozioni, non potrei girarmi dall’altra parte e andarmene per i fatti miei mentre si confida con me.

“La notte, amata, ormeggia il tuo cuore al mio
e che essi nel sonno sconfiggano le tenebre
come un doppio tamburo che combatte nel bosco
contro il muro spesso delle foglie bagnate.

Notturna traversata, brace nera del sogno
che intercetta il filo delle uve terrestri
con la puntualità di un treno sfrenato
che ombra e pietre fredde travolga senza cessare.

Per questo, amore, ormeggiami al movimento puro,
alla tenacità che nel tuo petto batte
con le ali di un cigno sommerso,

perché alle domande stellate del cielo
risponda il nostro sogno con una sola chiave,
con una sola porta chiusa dall’ombra.”

P.Neruda

TANZANIA 2014 Episodio 02

Ultima volta che parlo della mia esperienza estiva..ci tenevo a mettervi un paio di link importanti perchè io stesso ho trovato questo contatto vagando su internet quindì cerco di fare un po’ di pubblicità. Chissà che non aiuti qualcuno!

Per prima cosa un video recentissimo  fatto giusto quest’anno in cui ci sono un po’ tutte le persone che ho incontrato quest’estate.

e il link del sito dell’associazione:

http://www.pamoya-onlus.it/ dove trovate tutte le informazioni del caso.

e per finire un po’ di foto del safari al Ruaha Park

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Un saluto e un grazie a tutti quelli che in qualche modo hanno condiviso con me questo Agosto 2014!

Tanzania Episodio 01. Agosto 2014

Ecco giunto il momento di raccontare la mia esperienza africana di quest’estate.

Strada per Ilembula al tramonto

Strada per Ilembula al tramonto

Non sono uno che ama dilungarmi troppo nel raccontare le mie esperienze personali ma servirà anche per riordinare un po’ di idee e di pensieri.

Andare in Africa un mese non ha certo risollevato le sorti di questo povero paese, probabilmente non ha neanche cambiato radicalmente la mia vita che è tornata troppo presto alla solita routine ma è stata veramente arricchente. Lasciamo da parte un attimo i bambini sorridenti e saltellanti, ci sono anche quelli (e quanti!!) ma l’Africa è molto altro.

La ricchezza sta  nel vivere in un sistema sociale, culturale così diverso dal nostro che, me ne accorgo solo ora, dalla ricca Europa è difficile da analizzare. In questo sta la ricchezza della mia seppur breve esperienza.

Ho imparato che il mondo è tremendamente grande. La nostra vita, pur nella globalizzazione, è molto limitata: andate a vedere con i vostri occhi un paese del terzo mondo, nessun libro e nessun articolo su un blog ve lo potrà spiegare.

La Tanzania è un paese povero ma dignitoso, non ho mai avuto la sensazione di essere in pericolo (sensazione che ho avuto invece a Rio de Janeiro invece questo inverno per esempio). La vita è più semplice, più rilassata: Pole Pole dicono loro. E quel che sarà..sarà.

Io e il mio cappello.

Io e il mio cappello.

Siamo stati in Ilembula, una piccolo villaggio nell’interno del paese. Una regione di Altopiani dove il vento soffia sempre.

Qui siamo stati ospitati nella missione di Don Tarcisio, un sacerdote della val Camonica che è fatto alla sua maniera ma che in trent’anni d’Africa ha tirato su una sessantina tra scuole, orfanotrofi, asili e non so quante altre cose. Una prima riflessione: io sono ateo e spesso polemico sulla chiesa e quant’altro ma mi sento di spezzare una lancia a favore di questo aspetto più sociale della faccenda. Pur con le mancanze e i difetti che sono in tutte le cose la missione ha dato un contributo impareggiabile per lo sviluppo e un minimo di benessere in quei posti.

Commentando un articolo di un altro blog raccontavo che il primo passo da fare è capire che non si può guardare alla società, alla cultura e alla vita africana con l’approccio europeo. Là i valori sono diversi, le priorità sono diverse, le possibilità sono diverse. E da occidentale benestante hai un bel da chiedere..ma scusa perché non usano il preservativo se hanno l’AIDS? ma perché non vanno a scuola? ma perché non fanno così e perché non fanno cosà?

Raccontava uno dei volontari che una sera hanno portato una bambina moribonda all’ospedale. La notte la bambina è morta e la mattina dopo la mamma se l’è caricata in spalla, ha comprato due biglietti dell’autobus (attenzione non pensate a quello che passa sotto casa vostra) e se l’è portata a casa per seppellirla.

Shopping in centro.

Shopping in centro.

DSCN0480La vita inizia quando sorge il sole e al tramonto la vita si ferma, niente calcetto serale, niente fantacalcio, niente cinema nel weekend e niente shopping da H&M. Si alzano all’alba, lavorano fino a sera per l’equivalente di un paio di euro al giorno e vanno a letto, così tutti i giorni. Si mangia Ugali (una sorta di polenta bianca) e fagioli. Tutti i giorni.

Alla luce di questo sì che ha valore il fatto che siano comunque tutti sorridenti, tutti felici al contrario della maggior parte di noi che è felice solo sulle foto di Facebook.

Non sono tra quelli che inneggia a un ritorno alle origini, di chi dice che “beati i poveri che hanno una vita semplice, loro sì che sono fortunati”. La fame non piace a nessuno, fare la doccia con i secchi è scomodo e un viaggio in 60 su un pulmino da 20 non è comodo neanche per loro.

Tramonto africano

Tramonto africano

Un giorno siamo seduti in fondo a uno di questi autobus (Dalla dalla li chiamano). Quattro bianchi in un mare di teste nere. I bambini ci guardano puntando il dito incuriositi come se passasse qui in strada un uomo blu, come venissimo da Marte. E per loro noi veniamo davvero dalle stelle, con i nostri occhiali luccicanti e la giacchetta tecnica comprata alla decathlon per l’occasione.

Per loro siamo soldi che camminano, questo è chiaro. Ma non sono mai aggressivi, ti saltano addosso certo per venderti qualsiasi cosa perché sanno che te la puoi permettere e magari te la vendono al triplo di quanto chiederebbero normalmente (cavolo questo è razzismo!!) ma è giusto così, non c’è mica l’associazione consumatori in Tanzania.

Ho incontrato tante persone, chissà cosa sta facendo Mario il muratore, gli ho regalato il mio cappello bianco degli Yankees prima di partire. Chissà cosa combinano gli orfani del centro. Sono vite che abbiamo sfiorato e vorrei rincontrare.

Ho la sensazione che tornerò prima o poi.

L’armata dei Sonnambuli . Wu Ming

AdS_Bicetre

Non leggo quasi mai letteratura contemporanea preferendo di gran lunga i classici. Ho rischiato di perdermi questo piccolo gioiello. L’armata dei sonnambuli è stata per me una scoperta sorprendente. Sarà che passare da Hesse al collettivo di botto è un passaggio troppo repentino, sarà che l’ambientazione storica mi ha particolarmente coinvolto, sarà che è un mix tra V per Vendetta e Lady Oscar e quindi una somma di capolavori.

“Te lo si conta noi, com’è che andò. Noi che s’era in Piazza Rivoluzione.”

La rivoluzione Francese, momento storico assolutamente da approfondire, è sfondo e protagonista del libro. La rivoluzione che è Maria Nozière, che è Scaramouche, che è la ghigliottina, Madama Ghigliottina.

Come si impara più leggendo un romanzo che il sussidiario delle medie.

Le vicende più “storiche” si intrecciano con elementi mistici e misteri sovrannaturali comunque legati in modo magistrale alla storia fino a renderli quasi “naturali”. Non è Harry Potter, è un romanzo storico che osa avventurarsi nel paranormale o meglio, nella psicologia, nelle dinamiche del cervello umano, ragionando sul potere della volontà che può dominare un uomo come la società. I sonnambuli dominati dal moderno negromante come i cittadini dominati dalla corrente di pensiero imperante.

Stile veloce e coinvolgente con la scelta, vincente, di dedicare capitoli corti ad ogni personaggio. Si passa così dal linguaggio gretto del popolo alla visione più distinta del dottor D’Amblanc fino alle frasi tipicamente Emiliane di Leo Modonnét.

Un acquisto azzeccato e consigliato vivamente. Mi piace anche la copertina!

Sui poveri orsacchiotti indifesi

Sopporto a fatica gli animalisti. Detto questo, e gli animalisti smetteranno di leggere al primo punto passando direttamente agli insulti e ad accusarmi di essere una brutta persona dal cuore di pietra, esplicherò meglio il mio punto di vista.

Partiamo dall’ultimo episodio di cronaca: l’uccisione accidentale dell’orso Daniza o come si chiama.

Per quanto mi dispiaccia per l’orso morto gratuitamente faccio la prima puntualizzazione. Non è stato ucciso da cacciatori per puro divertimento, è stato un incidente, forse un dosaggio sbagliato nell’anestetico. Ora il carnefice, il boia, l’assasino, giuda iscariota, non è altro che un funzionario o una guardia forestale, non lo so e non perderò altro tempo a controllare. Può essere in un paese normale che il fatto più importante della giornata sia la morte di sto orso puccioso?

Io rimango basito da queste reazioni. Politici che su Twitter si lanciano all’attaco chiedendo vendetta per il povero orso, dimissioni subito del presidente della regione. Come se il presidente della regione fosse poi coinvolto in questo genocidio di orsi. Dico io, con tutti i motivi validi per accusare politii e amministratore che ogni giorni rubano a destra e a manca, intascano mazzette, fanno i propri interessi alle nostre spalle, l’unico elemento che muove la nostra indignazione è la morte di un orso?

Pochi giorni fa tre suore sono morte sono morte dopo essere state abusate sessualmente in Burundi e non ho visto metà dl clamore mediatico.

Non ho facebook grazie al cielo ma ho visto persone scagliarsi con cattiveria notevole contro i colpevoli dell’orsicidio. Le stesse persone contente quando affonda un barcone nel canale di Sicilia, le stesse persone che schifano i mendicanti colpevoli di essere poveri e di importunare la loro vista, le stesse persone che hanno magari il vicino che muore di fame e neanche se ne accorgono.

Io lavoro nella Cooperazione da anni, non sono un sant’uomo ma vedo la sofferenza tutti i giorni, solo nell’ultimo anno lavorando nei centri per l’impiego non so quante persone ho colloquiato disperate, senza lavoro, senza i soldi per mandare i figli in gita.

Allora venite a vedere le lacrime di quel genitore che colmo di vergogna ti racconta di aver dovuto raccontare bugie al figlio perché non poteva permettersi di compre la torta di compleanno; venite a vedere cosa vuol dire avere i carabinieri che ti suonano la porta per lo sfratto; andate in fila alla mensa della Caritas nascondendovi con un cappuccio per la vergogna. Vedrete che per il povero orso vi dispiacerà certamente, come dispiace a me, ma i problemi sono altri in questo mondo schifoso.

E non voglio giudicale la sensibilità animalista che sicuramente è mossa da validi e profondi sentimenti.

Finché un bambino morirà di fame, finché una donna sarà costretta a battere le strade, finché un disabile sarà costretto a vivere con una pensione di 280 Euro al mese mi dispiace ma non mi strapperò i capelli per l’orso Daniza.