Tanzania Episodio 01. Agosto 2014

Ecco giunto il momento di raccontare la mia esperienza africana di quest’estate.

Strada per Ilembula al tramonto

Strada per Ilembula al tramonto

Non sono uno che ama dilungarmi troppo nel raccontare le mie esperienze personali ma servirà anche per riordinare un po’ di idee e di pensieri.

Andare in Africa un mese non ha certo risollevato le sorti di questo povero paese, probabilmente non ha neanche cambiato radicalmente la mia vita che è tornata troppo presto alla solita routine ma è stata veramente arricchente. Lasciamo da parte un attimo i bambini sorridenti e saltellanti, ci sono anche quelli (e quanti!!) ma l’Africa è molto altro.

La ricchezza sta  nel vivere in un sistema sociale, culturale così diverso dal nostro che, me ne accorgo solo ora, dalla ricca Europa è difficile da analizzare. In questo sta la ricchezza della mia seppur breve esperienza.

Ho imparato che il mondo è tremendamente grande. La nostra vita, pur nella globalizzazione, è molto limitata: andate a vedere con i vostri occhi un paese del terzo mondo, nessun libro e nessun articolo su un blog ve lo potrà spiegare.

La Tanzania è un paese povero ma dignitoso, non ho mai avuto la sensazione di essere in pericolo (sensazione che ho avuto invece a Rio de Janeiro invece questo inverno per esempio). La vita è più semplice, più rilassata: Pole Pole dicono loro. E quel che sarà..sarà.

Io e il mio cappello.

Io e il mio cappello.

Siamo stati in Ilembula, una piccolo villaggio nell’interno del paese. Una regione di Altopiani dove il vento soffia sempre.

Qui siamo stati ospitati nella missione di Don Tarcisio, un sacerdote della val Camonica che è fatto alla sua maniera ma che in trent’anni d’Africa ha tirato su una sessantina tra scuole, orfanotrofi, asili e non so quante altre cose. Una prima riflessione: io sono ateo e spesso polemico sulla chiesa e quant’altro ma mi sento di spezzare una lancia a favore di questo aspetto più sociale della faccenda. Pur con le mancanze e i difetti che sono in tutte le cose la missione ha dato un contributo impareggiabile per lo sviluppo e un minimo di benessere in quei posti.

Commentando un articolo di un altro blog raccontavo che il primo passo da fare è capire che non si può guardare alla società, alla cultura e alla vita africana con l’approccio europeo. Là i valori sono diversi, le priorità sono diverse, le possibilità sono diverse. E da occidentale benestante hai un bel da chiedere..ma scusa perché non usano il preservativo se hanno l’AIDS? ma perché non vanno a scuola? ma perché non fanno così e perché non fanno cosà?

Raccontava uno dei volontari che una sera hanno portato una bambina moribonda all’ospedale. La notte la bambina è morta e la mattina dopo la mamma se l’è caricata in spalla, ha comprato due biglietti dell’autobus (attenzione non pensate a quello che passa sotto casa vostra) e se l’è portata a casa per seppellirla.

Shopping in centro.

Shopping in centro.

DSCN0480La vita inizia quando sorge il sole e al tramonto la vita si ferma, niente calcetto serale, niente fantacalcio, niente cinema nel weekend e niente shopping da H&M. Si alzano all’alba, lavorano fino a sera per l’equivalente di un paio di euro al giorno e vanno a letto, così tutti i giorni. Si mangia Ugali (una sorta di polenta bianca) e fagioli. Tutti i giorni.

Alla luce di questo sì che ha valore il fatto che siano comunque tutti sorridenti, tutti felici al contrario della maggior parte di noi che è felice solo sulle foto di Facebook.

Non sono tra quelli che inneggia a un ritorno alle origini, di chi dice che “beati i poveri che hanno una vita semplice, loro sì che sono fortunati”. La fame non piace a nessuno, fare la doccia con i secchi è scomodo e un viaggio in 60 su un pulmino da 20 non è comodo neanche per loro.

Tramonto africano

Tramonto africano

Un giorno siamo seduti in fondo a uno di questi autobus (Dalla dalla li chiamano). Quattro bianchi in un mare di teste nere. I bambini ci guardano puntando il dito incuriositi come se passasse qui in strada un uomo blu, come venissimo da Marte. E per loro noi veniamo davvero dalle stelle, con i nostri occhiali luccicanti e la giacchetta tecnica comprata alla decathlon per l’occasione.

Per loro siamo soldi che camminano, questo è chiaro. Ma non sono mai aggressivi, ti saltano addosso certo per venderti qualsiasi cosa perché sanno che te la puoi permettere e magari te la vendono al triplo di quanto chiederebbero normalmente (cavolo questo è razzismo!!) ma è giusto così, non c’è mica l’associazione consumatori in Tanzania.

Ho incontrato tante persone, chissà cosa sta facendo Mario il muratore, gli ho regalato il mio cappello bianco degli Yankees prima di partire. Chissà cosa combinano gli orfani del centro. Sono vite che abbiamo sfiorato e vorrei rincontrare.

Ho la sensazione che tornerò prima o poi.

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