Mese: ottobre 2014

ARIA NOTTURNA

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“Aria notturna, di quel tempo

in cui l’orologio rallenta, e la vita

allenta la sua presa,

e quell’istante è finalmente tuo,

la luce dalle candele è il mondo,

che altro serve?”

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ALTRUISMO.RISPETTO.UGUAGLIANZA

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Un paio di settimane fa il professore di pedagogia ha chiesto a bruciapelo 3 parole che fossero importanti per avere una società migliore:

senza pensarci bene ho detto: Altruismo, Rispetto, Uguaglianza.

Mi piacerebbe chiedere a ciascuno di voi cosa avrebbero detto al mio posto ma prima mi sono interrogato sul perché ho scelto proprio queste. A pensarci ce ne sono molte altre che direi ma teniamo queste per il momento, tutte piuttosto legate tra loro:

Altruismo: altruismo che non è buonismo a priori. Oggi fare qualcosa per gli altri, per il prossimo, in modo disinteressato sembra non essere di moda. Il comandamento che dirige la società (almeno quella italiana in cui vivo) sembra essere: “frega il prossimo tuo prima che lui freghi te”. E a ben pensarci questo è un circolo vizioso. Siamo così poco abituati a gesti di puro altruismo che siamo quasi sospettosi se non addirittura infastiditi. Offro un caffè a un amico e mi sento colpevole perché mi sembra di dire implicitamente “la prossima volta offrirai tu”. Un altruismo che per me significa pensare all’altro nelle mie scelte, non per fregarlo ma perché se da una mia scelta possiamo guadagnarci in due, in tre, in mille o tutti benvenga. Perché questo nostro “soggiorno terreno” non sia una gara a eliminazione ma più una cooperativa. Anche perché se io fatico a tenere il passo (e grazie al cielo ho tutti gli strumenti adatti alla battaglia) cosa ne sarà del più debole?

Rispetto: su questo ho molto da lavorare anche io. Il rispetto non inteso come reverenza ossequiosa al Don Corleone di turno. Rispetto per l’individui, rispetto per le scelte, rispetto per le idee, rispetto per le debolezze, per le fragilità. E’ immediato il passaggio logico per cui tale rispetto dev’essere necessariamente vicendevole perché il caro vecchio “porgi l’altra guancia” non mi è mai sembrato molto sensato. Rispetto per la diversità, per l’handicap, per un momento di difficoltà. Rispetto in questo caso è contrario di indifferenza per le sfighe altrui. Rispetto che richiede un minimo sforzo di immedesimazione.

Uguaglianza: inteso come uguaglianza di diritti, come più equa distribuzione del benessere. Perché nessuno dovrebbe essere condannato alla fame, alla povertà, alla povertà anche intellettuale per il semplice motivo di essere nato in una zona del mondo sfortunata. Vita umana che ha dignità a priori, certo poi ognuno deve fare la sua parte eh, nessuno è esente perché la vita non è semplice per nessuno. Possibilità di esprimere ciò che si è, mantenendo sempre ben in mente il rispetto reciproco nominato prima. Uguaglianza che non deve essere incatenare e negare il riconoscimento dei talenti individuali o i meriti di ciascuno che anzi devono essere valorizzati ma non venerati, devono essere traino per l’altro piuttosto che  motivo per costruire muri e lasciare i più sfigati al proprio destino.

PERLE LAVORATIVE n°1 – Visioni Mistiche

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Ho deciso di riproporvi alcune perle imperdibili per condividere con voi l’aspetto più divertente della vita cooperativa.

Un giorno mentre guidavo tornando da non so dove uno dei ragazzi mi guarda e mi fa:

“Tu credi in Dio?”

e io temporeggiando rispondo:

“Mah, è un discorso complicato e soprattutto è una cosa molto personale..”

e lui bello come il sole replica:

“Beh io prima vedevo Dio e gli angeli tutti i giorni quindi esiste ma poi sono impazzito e adesso non lo so più!”

Ah ok! tutto chiaro ora!

DISCORSO DELLA SERVITU’ VOLONTARIA . ETIENNE DE LA BOETIE

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Ecco un libro, o meglio un breve discorso, che andrebbe letto in tutte le scuole ma ho l’impressione che i vari presidi avrebbero qualcosa da ridire perchè forse, citando i Punkreas, ai despoti non piace.

Sento nominare questo libro da un brillante professore durante un dibattito pubblico e dopo due ore l’ho comprato in libreria. Imprecando contro me stesso per non averne conosciuto l’esistenza prima di quel momento. Il concetto centrale del libro è di una semplicità e di una linearità disarmante. Chi volesse criticare tale concetto certamente troverebbe il modo e gli argomenti, d’altra parte un volumetto di una cinquantina di pagine non ha la pretesa di convincere nessuno, ha il solo compito forse di scuotere le coscienze, creare quella crepa che può indurre il ragionamento, quella mosca nell’orecchio che mette in modo la curiosità, motore di ogni ricerca, rivolta in questo caso alla propria situazione di sostanziale schiavitù.

Veniamo al tema centrale del trattato riprendendo le parole dello stesso autore:

” Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi.”

Lasciando da parte ogni pensiero anarchico che immediatamente fa rizzare i peli alla maggior parte delle persone, questa frase all’apparenza banale merita veramente un pensiero. Basta veramente così poco per per essere liberi? basta non obbedire più? e se basta non obbedire più, siamo servi perché lo vogliamo? Per Etienne De la Boétie sembrerebbe così:

“… quel che avviene in tutti i paesi, ogni giorno, fra tutti gli uomini, ossia che uno solo ne opprima centomila privandoli della libertà, chi potrebbe mai crederlo se ne sentisse soltanto parlare e non ne fosse testimone? Se accadesse soltanto in paesi stranieri e in terre lontane, e ce lo venissero a raccontare, chi di noi non penserebbe che si tratta d’invenzione, di una trovata, e non della verità? Per di più, non c’è bisogno di combattere questo tiranno, né di toglierlo di mezzo; si sconfigge da solo, a patto che il popolo non acconsenta alla propria servitù. Non occorre sottrargli qualcosa, basta non dargli nulla […] Sono dunque i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, che si taglia la gola da solo, che potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo; che acconsente al proprio male, anzi lo persegue”

Ne esce un quadro piuttosto desolante che condanna ognuno di noi a una riflessione sulla veridicità di queste frasi. Senza entrare nel merito, e per l’autore è sicuramente vero, che si starebbe meglio senza un governo. Riflettiamo solo sulla nostra situazione e dopo poche frasi, almeno io, ritrovo esattamente la nostra società. Riporto solo altri due pezzi che vale la pena leggere per stuzzicare qualche riflessione:

“..sono sempre quattro o cinque che mantengono il tiranno […] Quei sei hanno poi sotto di loro seicento approfittatori, e questi seicento fanno ai sei quel che i sei fanno al tiranno. Questi seicento ne tengono poi sotto seimila, a cui hanno fatto fare carrira, affidandogli il governo delle province, o l’amministrazione della spesa pubblica […] Grande è poi la schiera che viene dopo, non seimila, bensì centomila, milioni. Tra favori grandi e piccoli, tra guadagni e maneggi legati al tiranno, si arriva insomma al punto che il numero di persone a cui la tirannia sembra vantaggiosa risulta uguale a quello di chi preferirebbe la libertà.”

Ditemi un po’ voi se queste sei righe non descrivono la nostra povera patria.

Non mi dilungo oltre invitando chiunque incontrasse questo mio breve post a prendersi due ore di tempo per leggere questo breve discorso.

“Eppure questo vostro padrone che vi domina ha soltanto due occhi, due mani, un corpo, niente di diverso da quanto possiede l’ultimo abitante del grande e sconfinato numero delle vostre città, eccetto i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite […] Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi”

OPEN . ANDRE AGASSI

Open . Andre Agassi

Penso di non aver mai letto un’autobiografia fino ad ora, ho incontrato questo libro quasi per caso, ne avevo sentito parlare molto bene e complice il recente avvicinamento al tennis ho deciso di leggerlo.

Ho scoperto un libro meraviglioso. La vita di questo monumento dello sport che, confesso, conoscevo solo come nome piazzato a cavallo tra gli anni novanta e il nuovo millennio. Coinvolgente perché mette a nudo anche la faccia sporca dello sport al più alto livello. Le confessioni di quest’uomo prima ancora che del tennista, la sofferenza e il sacrificio che è il prezzo dello stare al vertice, della fama, del contare qualcosa solo perché sei a quel livello. Non si può non prendere in simpatia questo bambino Andre che a 7 anni si trova su un campo da tennis:

“Papà dice che se colpisco 2500 palle al giorno, ne colpirò 17500 alla settimana e quasi un milione in un anno. Un bambino che colpisce un milione di palle all’anno sarà imbattibile”. 

Inizia così il vortice, Andre Agassi odia il tennis e Andre Agassi sarà numero uno al mondo vincendo 60 titoli ATP e 8 tornei dello slam. Ne risulta il ritratto di uomo molto umano, preda delle insicurezze e alla ricerca di una soluzione per la sua condanna a vita al tennis. Soluzione che sembra trovare: nelle amicizie, nell’amore finalmente di un’altra leggenda vivente Steffi Graf, nei tanti avversari incontrati di la dalla rete, nell’applauso del pubblico che lo ha seguito da quando, ribelle, si presentava sulla terra rossa in jeans e moicano rosa e lo ha seguito sulle montagne russe della sua carriera infinita. E il fine di questo processo tormentato: la beneficenza, non gratuita ma lucidamente pensata nella costruzione di una grande scuola per dare una possibilità ai bambini cresciuti nei quartieri più degradati.

Un libro che mi ha coinvolto totalmente e credo racconti con straordinaria lucidità quanto la mente possa rende difficile affrontare la vita di tutti i giorni o la finale di un grande slam. E combattere per essere più forti delle proprie paure richiede un prezzo che non sempre si riesce a pagare. Agassi ha pagato e ha tutta la mia ammirazione.