DISCORSO DELLA SERVITU’ VOLONTARIA . ETIENNE DE LA BOETIE

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Ecco un libro, o meglio un breve discorso, che andrebbe letto in tutte le scuole ma ho l’impressione che i vari presidi avrebbero qualcosa da ridire perchè forse, citando i Punkreas, ai despoti non piace.

Sento nominare questo libro da un brillante professore durante un dibattito pubblico e dopo due ore l’ho comprato in libreria. Imprecando contro me stesso per non averne conosciuto l’esistenza prima di quel momento. Il concetto centrale del libro è di una semplicità e di una linearità disarmante. Chi volesse criticare tale concetto certamente troverebbe il modo e gli argomenti, d’altra parte un volumetto di una cinquantina di pagine non ha la pretesa di convincere nessuno, ha il solo compito forse di scuotere le coscienze, creare quella crepa che può indurre il ragionamento, quella mosca nell’orecchio che mette in modo la curiosità, motore di ogni ricerca, rivolta in questo caso alla propria situazione di sostanziale schiavitù.

Veniamo al tema centrale del trattato riprendendo le parole dello stesso autore:

” Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi.”

Lasciando da parte ogni pensiero anarchico che immediatamente fa rizzare i peli alla maggior parte delle persone, questa frase all’apparenza banale merita veramente un pensiero. Basta veramente così poco per per essere liberi? basta non obbedire più? e se basta non obbedire più, siamo servi perché lo vogliamo? Per Etienne De la Boétie sembrerebbe così:

“… quel che avviene in tutti i paesi, ogni giorno, fra tutti gli uomini, ossia che uno solo ne opprima centomila privandoli della libertà, chi potrebbe mai crederlo se ne sentisse soltanto parlare e non ne fosse testimone? Se accadesse soltanto in paesi stranieri e in terre lontane, e ce lo venissero a raccontare, chi di noi non penserebbe che si tratta d’invenzione, di una trovata, e non della verità? Per di più, non c’è bisogno di combattere questo tiranno, né di toglierlo di mezzo; si sconfigge da solo, a patto che il popolo non acconsenta alla propria servitù. Non occorre sottrargli qualcosa, basta non dargli nulla […] Sono dunque i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, che si taglia la gola da solo, che potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo; che acconsente al proprio male, anzi lo persegue”

Ne esce un quadro piuttosto desolante che condanna ognuno di noi a una riflessione sulla veridicità di queste frasi. Senza entrare nel merito, e per l’autore è sicuramente vero, che si starebbe meglio senza un governo. Riflettiamo solo sulla nostra situazione e dopo poche frasi, almeno io, ritrovo esattamente la nostra società. Riporto solo altri due pezzi che vale la pena leggere per stuzzicare qualche riflessione:

“..sono sempre quattro o cinque che mantengono il tiranno […] Quei sei hanno poi sotto di loro seicento approfittatori, e questi seicento fanno ai sei quel che i sei fanno al tiranno. Questi seicento ne tengono poi sotto seimila, a cui hanno fatto fare carrira, affidandogli il governo delle province, o l’amministrazione della spesa pubblica […] Grande è poi la schiera che viene dopo, non seimila, bensì centomila, milioni. Tra favori grandi e piccoli, tra guadagni e maneggi legati al tiranno, si arriva insomma al punto che il numero di persone a cui la tirannia sembra vantaggiosa risulta uguale a quello di chi preferirebbe la libertà.”

Ditemi un po’ voi se queste sei righe non descrivono la nostra povera patria.

Non mi dilungo oltre invitando chiunque incontrasse questo mio breve post a prendersi due ore di tempo per leggere questo breve discorso.

“Eppure questo vostro padrone che vi domina ha soltanto due occhi, due mani, un corpo, niente di diverso da quanto possiede l’ultimo abitante del grande e sconfinato numero delle vostre città, eccetto i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite […] Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi”

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3 comments

    1. Sono d’accordo con te, i giovani dovrebbero leggere molte cose del genere per avere almeno gli strumenti per vedere la propria condizione e decidere se accettarla o lottare per qualcosa di diverso.
      Un saluto!

  1. Non voglio parlare di grandi sistemi, di governi ma di noi stessi. Sui giovani che devono riflettere su queste parole concordo pienamente, anche se vi garantisco che lasciare che i giovani o meglio le persone pensino liberamente è difficile.
    Non sai cosa aspettarti, possono prendere strade che non ti aspetti. Ed anche per chi pensa liberamente è difficile. E’ più facile essere nella massa e seguire una strada già tracciata. E’ più facile “all’inizio” servire.

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