PERLE LAVORATIVE N°2 – 7 PSICOPATICI (ALLA COOP)

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Un Lunedì mattina come tanti entro alla Coop con il mio seguito di ragazzi, tutti rigorosamente psichiatrici. E’ un’esperienza forte che andrebbe annoverata tra gli sport estremi come il parapendio, la canoa giù per le rapide o il bungee Jumping.

Le raccomandazioni che ho appena finito di seminare nel parcheggio sono rimaste davanti alla porta scorrevole e in pochi attimi di secondo la situazione è questa: T è così spaventato da questo nuovo posto così illuminato e colorato e pieno di gente che mi tira la manica balbettando cose incomprensibili (beh questo è normale per lui), S1 e S2 sono svaniti, puf, scomparsi infrangendo la prima regola (non allontanarsi mai da me). G e C stanno urlando come fossero al mercato del pesce e dalle poche cose che capto discutono di arance e mandarini. L intanto ha già raggiunto il reparto frutta ed è tutto intento a tastare, con le sue mani che grondano pulizia da tutti i pori, tutta la merce esposta. Ne manca uno, ah no, sono io il settimo perché se esco vivo di qua comunque sarò compromesso.

In qualche modo riesco a ricompattare un po’ il gruppo, rassicuro T, pacifico G e C, raggiungo L e gli lego le mani (in senso figurato eh). Scoviamo S1 e S2 che stanno cercando una gabbietta per un pappagallo, ah molto bene, cazziatone di routine e ristabilisco il mio potere! Ora mi seguono come paperotti dietro alla mamma, un bel trenino folkloristico che neanche nei peggiori bar di Caracas.

E’ curioso però leggere nei volti dei poveri spettatori che ci circondano. Il matto è un’entità  molto particolare e la maggior parte delle persone non è abituata ad averci a che fare. Ecco la vecchietta che rimane come pietrificata, come se avesse incontrato il basilisco, una mamma di famiglia ci sorride benevola invece, vorrebbe quasi unirsi alla nostra strana comitiva, due ragazzi sghignazzano, da una parte li compatisco ma dall’altra viene da ridere anche a me. Non ci si pensa spesso ma vivere da bravo cittadino richiede di conoscere un’infinità di regole: non si tocca la frutta, si parla con un tono di voce adeguato, non si va dal primo che passa a toccargli la pancia, non si parla da soli, aspettare in fila in silenzio…ma queste regole non sono scritte da nessuna parte, non ci sono tavole con questi comandamenti. Io però, per esempio, sono molto ligio al mio dovere, so che infrangere queste regole mi metterebbe in imbarazzo e quindi sono sempre ossequioso, preoccupato di sbagliare; i miei ragazzi, invece, non le conoscono, o, se le conoscono, non le venerano come me, e quindi via con le urla, toccare tutto, attacca bottone. E alcuni si scandalizzano, altri sono intimoriti ma altri, come me, li invidiano forse un po’ per questa libertà che non ci concediamo, che abbiamo barattato per questo sistema di galateo che dobbiamo rispettare anche a fare la spesa alla coop.

Alle casse poi grande show finale: l’attesa in fila non è proprio congenita per loro, due minuti di caos totale, i malaugurati vicini vengono preso abbordati e tempestati di domande, ma niente di molesto, vigilo su tutti e mi godo un po’ lo spettacolo. Così facciamo amicizia e anche la cassiera pare divertita da questo diversivo.

Usciamo dal supermercato e all’interno torna la solita routine. Noi invece tutti sullo scudo a 9 posti ad ascoltare Bob Marley..in fondo, non potrei fare nessun’altro mestiere..

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