Mese: gennaio 2015

Percezione

belle_foto_in_bianco_e_nero-201Vivo giorni di incredibile sensibilità,

quelli che prima erano rari momenti

di intensa percezione

sembrano ora essere, invece, una condizione costante.

Questo è tanto bene e tanto male,

cerco avidamente di approfittare di ogni verso,

ogni melodia, sfioro concetti che mi coinvolgono tanto

da risuonare così in profondità che ne resto sconvolto.

Basta quindi una parola, un’immagine, guardarmi dentro

per liberare questa energia misteriosa,

è una sensazione di potenza, di potenzialità,

di assenza di limiti.

Tremo per questo potere che è dono e condanna,

ma è la mia più grande ricchezza,

mi inabisso nel mistero, la trascendenza che

permette di cogliere il mistero stesso,

e la sensazioni dal freddo siderale mi esplodono

tra le mani al rallentatore, e io spettatore

perdo il fiato schiacciato da questo peso

che è bello da piangere e vorrei non finisse più.

E tutta questa eternità è durata pochi attimi,

e un brivido dalle ossa, il respiro recupera il passo

riemergo nella materia che sembra così inutile ora

ma ci dovrò convivere.

Fino al prossimo risveglio.

Walden

Foresta“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici; se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità, e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l’esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione. Ché mi pare che molti uomini abbiano una strana incertezza sul suo valore, se sia di Dio o del demonio; e che abbiano concluso un po’ troppo rapidamente che il fine principale dell’uomo sulla terra è glorificare Iddio e goderlo in eterno.”

Henry David Thoreau, Walden, ovvero vita nei boschi.

Anìstathai

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[…] Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Grazie mille Dalton. Armate di accademici avanzano misurando la poesia. No! Non lo permetteremo. Basta con i J. Evans Prichard. E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Quello sguardo negli occhi di Pitts dice che la letteratura dell’Ottocento non c’entra con le facoltà di economia e di medicina, vero? Può darsi. E lei, Hopkins, è d’accordo con lui e pensa: “Eh, sì, dovremmo semplicemente studiare il professor Prichard, imparare rima e metrica, e preoccuparci di coltivare altre ambizioni.” Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman, «O me o vita, domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v’è di nuovo in tutto questo, o me o vita? Risposta. Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.» Quale sarà il tuo verso?

Considerazioni sparse sui fatti di questi giorni

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Come tutte le mattine parto per andare al lavoro, passo a prendere F., un omone grande e grosso e matto che più matto non si può, e andiamo verso la cooperativa.

Hai visto cosa è successo ieri a Parigi?” mi chiede.

Sì, ho visto!” rispondo un po’ sorpreso.

Lui replica serenamente: “Eh beh, quell’Hollande lì ha anche una amante, si vede che qualcuno si è arrabbiato!”.

Rimango sorpreso, colpito dall’innocente ingenuità di questa osservazione, dalla semplicità della sua visione del mondo. Non sa niente dell’Islam, probabilmente non ha capito neanche bene cosa è successo a Parigi: la sua mente ha elaborato solo questa risposta ai fatti di ieri.

In giro poi le opinioni più disparate, colgo un pezzo di discussione da qualche parte:

Ma secondo te quanti poveretti sono morti sotto le bombe dei droni americani, non mi sembra tu abbia mai pianto per loro!”

Eh ma là sono in guerra..”

La classifica degli orrori è già stata stilata e sul gradino più alto del podio c’è l’attentato di ieri.

È curiosa la relatività delle prospettive di ciascuno di noi.

É un peccato che quasi contemporaneamente ai fatti di Parigi un tale Boko Haram abbia ucciso circa 2000 persone in Nigeria a quanto pare ma non ci sono state fiaccolate per loro, sono morti di serie B.

C’è un limite spaziale e c’è un limite temporale nella nostra percezione delle cose.

É semplicemente inspiegabile per noi quello che è avvenuto a Parigi. Data questa nostra limitatezza c’è chi propone risposte disparate, spesso politicizzate e ancora più spesso superficiali.

Alcuni sfruttano l’eco mediatico per fare campagna elettorale. Marine Le Pen chiede a gran voce la reintroduzione della pena di morte. Mi chiedo sinceramente se non avesse cose intelligenti da dire o l’hanno semplicemente colta impreparata. È il turno di Sallusti (un giornalista????) in uno dei tanti dibattiti in televisione: “questa è l’ennesima dimostrazione che la nostra società è superiore”. Per fortuna ha detto società e non razza, è già un bel passo avanti.

Mi viene in mente Aime Césaire.

Ecco il peccato capitale: non è la morte di persone innocenti. Il vero delitto è aver portato la guerra in casa nostra.

Intenti a giocare a Call of Duty alla plastation i proiettili hanno iniziato ad uscire dai nostri schermi da 50 pollici e sono arrivati fin sotto alla torre Eiffel.

Sono dinamiche che non ci appartengono, abbiamo cercato in modo maldestro di relegarle in una zona anestetizzate della nostra percezione collettiva.

Realmente non riusciamo a elaborare questi fatti, siamo impreparati. Eravamo impreparati anche l’11 Settembre tanto che non avevamo parole adatte a descrivere l’evento. E da quel giorno eventi del genere non sono altro che “nuovi 11 Settembre”.

Ma quante stragi uguali o peggiori accadono praticamente ogni giorno in questo mondo. Eppure la guerra in Europa c’è stata poco più di 50 anni fa, i campi di sterminio erano nel cuore dell’Europa. Sono eventi troppo dolorosi, meglio non ricordare, la memoria storica è molto più corta. Ecco il limite temporale in tutto il suo splendore, inutile quindi parlare di crociate, di inquisizione e di orrori coloniali.

Così, fino a ieri, queste dinamiche di orrore e morte sono avvenute lontano da noi, ne sentiamo parlare ma non ci facciamo molto caso, le abbiamo chiuse a doppia mandate in una zona insensibile del nostro vivere, sarebbe insopportabile affrontare questi eventi e poi è morto Pino Daniele in questi giorni e siamo già molto provati.

Peccato che due tizi incappucciati hanno bussato alla porta per darci un bel pizzicotto, ecco cosa è successo, sono venuti a suonare la sveglia. Il risveglio è stato piuttosto traumatico.

Sono bestie dicono alcuni. Come possono degli uomini arrivare a tanto?

Ho paura che sia la stessa domanda che si facevano gli Incas, i torturati dall’inquisizione, le streghe bruciate sul rogo nella prodigiosa Europa.

Le violenze passate non giustificano in nessun modo gli orrori di questi giorni ma rimangono comunque parte dello stesso processo. Il problema di oggi è che l’Europa è riuscita a scordarsi come si sta da questa parte scomoda della barricata, ecco perché è stato così shockante l’arrivo di questi due spietati terroristi.

Certo è anche uno scontro religioso, ma è anche molto di più. É il culmine di un processo storico iniziato forse con l’uomo stesso ma che è estremamente difficile da afferrare, siamo portati a ragionare a compartimenti più stagni.

È il frutto di una contrapposizione che l’occidente non ha fatto che alimentare fieramente. Noi siamo i buoni e voi siete i cattivi. E adesso che fanno i cattivi siamo stupiti.

Torna di nuovo Césaire con le sue parole profetiche. É l’Europa che ritorna impero romano, impero che si sgretola inesorabilmente nel vuoto che ha creato intorno a se. Le nostre certezze vacillano, il film che stavamo guardando beatamente è stato bruscamente interrotto.

Inno alla notte – I

notte

Novalis – Inno alla Notte – I

Quale vivente, dotato di sensi, non ama tra tutte le meravigliose parvenze dello spazio che ampiamente lo circonda, la più gioiosa, la luce – coi suoi colori, coi raggi e con le onde; la sua soave onnipresenza di giorno che risveglia? […] Quale regina della natura terrestre chiama ogni forza a mutamenti innumerevoli, annoda e scioglie vincoli infiniti, avvolge ogni essere terrestre con la sua immagine celeste. -La sua sola presenza manifesta il meraviglioso splendore dei reami del mondo.

Da lei mi distolgo e mi volgo verso la sacra, ineffabile misteriosa notte. Lontano giace il mondo – perso in un abisso profondo – la sua dimora è squallida e deserta. Malinconia profonda fa vibrare le corde del mio petto. Voglio precipitare in gocce di rugiada e mescolarmi con la cenere. – Lontananze della memoria, desideri di gioventù, sogni dell’infanzia, brevi gioie e vane speranze di tutta la lunga vita vengono in vesti grigie, come nebbie della sera quando il sole è tramontato. In altri spazi piantò la luce le festose tende. Mai più ritornerà ai suoi figli che l’attendono con fede d’innocenti? Che cosa a un tratto zampilla grondante di presagi sotto il cuore e inghiottisce la molle brezza della malinconia? 

Da noi derivi a tua volta piacere, o buia notte? Quale cosa tu porti sotto il manto che con forza invisibile mi penetra nell’anima? Delizioso balsamo stilla dalla tua mano, dal mazzo di papaveri. Le gravi ali dell’anima tu innalzi. Noi ci sentiamo oscuramente e ineffabilmente turbati – con gioioso spavento vedo un volto severo che su di me si china dolce e devoto, e svela tra i riccioli senza fine intrecciati la cara giovinezza della madre. Come infantile e povera mi sembra ora la luce – come grato e benedetto l’addio del giorno – Solo perché la notte distoglie e allontana da te i tuoi fedeli, tu seminasti per gli spazi immensi le sfere luminose, ad annunziare l’onnipotenza tua – il tuo ritorno – nel tempo della tua lontananza. Più divini delle stelle scintillanti ci sembrano gli occhi infiniti che in noi la notte dischiude. […]