Mese: settembre 2015

Nubi

E poi scoprii Borges (per fortuna), prima solo come scrittore poi anche come poeta. Sembra, a volte, leggere i miei pensieri e scrivere, sicuramente meglio di quanto potrei mai fare io, quel che vi trova..
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“Non vi sarà mai cosa che non sia
una nube. Lo son le cattedrali
di vasta pietra e bibliche vetrate
che il tempo spianerà. Lo è l’Odissea,
che cambia come il mare. Se la riapri
sempre cambia qualcosa. Anche il riflesso
del tuo viso è già un altro nello specchio
ed il giorno è un dubbioso labirinto.
Siamo chi se ne va. La numerosa
nuvola che si disfa all’occidente
è nostra effigie. Incessantamente
la rosa si tramuta in altra rosa.
Sei nuvola, sei mare, sei l’oblio.
Sei anche tutto quello che hai smarrito.”
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SETTEMBRE

20150813_125150

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Guarda speranzoso il crepuscolo,

ombre allungate come mano

distesa che sulla pelle fredda

discende.

Troppo presto e troppo tardi,

eco e aria

nei polmoni e poi fuori.

Troppo presto e troppo tardi,

oggetti fluttuano in un tempo

sbagliato.

Troppo presto e troppo tardi,

incamminato sul viale ombroso

rincorrendo cieli,

rincorrendo cieli.

Oblivio

oblio

Mi raccontò quel giorno una storia che non apprezzai che dopo molti anni. Mi parlò di una donna che aveva conosciuto durante un viaggio ai tempi dell’università.

“Era una bella donna, i denti bianchi come un foglio ancora da scrivere. Veniva da una qualche paese esotico, di quelli che conosci il nome ma non sapresti indicarlo sul mappamondo. Non credo fosse ricca, era sempre accompagnata dalla vecchia madre che era la metà di lei e aveva la stessa carnagione olivastra. Questa donna vedi, era felice, senza motivo. Un motivo del resto non le serviva perché aveva avuto un dono impareggiabile, o una maledizione forse.”

Mentre parlava aveva gli occhi fissi, se avessi guardato a fondo nei suoi occhi avrei forse potuto vedere quella donna.

“Vedi” riprese, “quella donna un mattino di era svegliata, era un giorno qualsiasi di un paese insignificante, e non ricordava nulla. Non ricordava nulla e non avrebbe ricordato altro. Certo ricordava come si respira, sapeva camminare, viveva insomma ma tutti i suoi ricordi, l’unicità delle sue sensazioni, i sospiri, i sogni d’amore, gioie e dolori l’avevano abbandonata quella notte. Da quel giorno viveva in un eterno presente. Qualsiasi cosa facesse, o la obbligassero a fare veniva dimenticata pochi secondi dopo. Credi che per questa donne fosse importante il giorno della settimana? L’ora? Il cielo e la terra, la vita e la morte? Conosceva un aspetto della libertà che è negata a tutti noi per nostra stessa natura. Non era legata a nessuno, non poteva essere preoccupata per i figli, incolpevolmente dimenticati, o per l’amore perduto. Non versava lacrime nella solitudine della sera per il tempo insondabile, per la vanità del nostro vivere, per l’incertezza del futuro.”
Si fermò, pensieroso. Una nuova intuizione lo aveva colpito; lo osservavo mentre la nutriva, la coltivava e incoraggiava mentre prendeva forma:

“Credi che la vita di quella donna fosse così diversa dalla nostra? Credi che sia stata sfortunata?

Tu che tormenti il tuo animo per una parola di troppo, per una carezza in meno, per un ricordo improvviso, per il semplice vivere, non scambieresti questa tortura per un giorno di Oblio?”

Mi guardava ma pensava egli stesso quale sarebbe stata la sua risposta.