Oblivio

oblio

Mi raccontò quel giorno una storia che non apprezzai che dopo molti anni. Mi parlò di una donna che aveva conosciuto durante un viaggio ai tempi dell’università.

“Era una bella donna, i denti bianchi come un foglio ancora da scrivere. Veniva da una qualche paese esotico, di quelli che conosci il nome ma non sapresti indicarlo sul mappamondo. Non credo fosse ricca, era sempre accompagnata dalla vecchia madre che era la metà di lei e aveva la stessa carnagione olivastra. Questa donna vedi, era felice, senza motivo. Un motivo del resto non le serviva perché aveva avuto un dono impareggiabile, o una maledizione forse.”

Mentre parlava aveva gli occhi fissi, se avessi guardato a fondo nei suoi occhi avrei forse potuto vedere quella donna.

“Vedi” riprese, “quella donna un mattino di era svegliata, era un giorno qualsiasi di un paese insignificante, e non ricordava nulla. Non ricordava nulla e non avrebbe ricordato altro. Certo ricordava come si respira, sapeva camminare, viveva insomma ma tutti i suoi ricordi, l’unicità delle sue sensazioni, i sospiri, i sogni d’amore, gioie e dolori l’avevano abbandonata quella notte. Da quel giorno viveva in un eterno presente. Qualsiasi cosa facesse, o la obbligassero a fare veniva dimenticata pochi secondi dopo. Credi che per questa donne fosse importante il giorno della settimana? L’ora? Il cielo e la terra, la vita e la morte? Conosceva un aspetto della libertà che è negata a tutti noi per nostra stessa natura. Non era legata a nessuno, non poteva essere preoccupata per i figli, incolpevolmente dimenticati, o per l’amore perduto. Non versava lacrime nella solitudine della sera per il tempo insondabile, per la vanità del nostro vivere, per l’incertezza del futuro.”
Si fermò, pensieroso. Una nuova intuizione lo aveva colpito; lo osservavo mentre la nutriva, la coltivava e incoraggiava mentre prendeva forma:

“Credi che la vita di quella donna fosse così diversa dalla nostra? Credi che sia stata sfortunata?

Tu che tormenti il tuo animo per una parola di troppo, per una carezza in meno, per un ricordo improvviso, per il semplice vivere, non scambieresti questa tortura per un giorno di Oblio?”

Mi guardava ma pensava egli stesso quale sarebbe stata la sua risposta.

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2 comments

    1. Sì sono d’accordo..la storia è ispirata da una persona che conosco davvero e vedo quasi tutti i giorni..in realtà vive in un certo senso, ma in modo così diverso dalla “norma” che risulta incomprensibile..un saluto!

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