Intuizione

kiss

Disse di aver avuto il suo momento d’intuizione un noioso pomeriggio di qualche anno prima; era uno di quei pomeriggi inutili, di quelli in cui l’inerzia ti trascina per le stanze umide senza un vero programma. Era uno di quei pomeriggi in cui capita di poter addirittura permettersi di non fare niente, di liberare il flusso dei pensieri e trovarsi incantati dopo alcuni minuti di viaggio ingiallito nelle terre dei ricordi.

Si ricordò quel giorno di un passo di Milan Kundera che parlava dell’immortalità; per qualche oscuro collegamento sinaptico un’idea, che per un attimo aveva accarezzato la sua mente, aveva fatto emergere dall’abisso quel ricordo. Solo quel pomeriggio però capì effettivamente quelle parole che erano rimaste fino a quel pomeriggio di tarda primavera solo un sfondo di scena, un colore indistinto con cui dipingere i pensieri, poco più di un’emozione o di un profumo.

Quel giorno anche quell’ultima idea, definitiva, ebbe la sua forma, un’ombra tutta sua e un nome. Le cose, pensava, non esistono se non le si può chiamare così come non si può pensare a una cosa che non esiste.

Ancora non si spiegava come potesse accadere che, in un attimo, tutto sembrasse così chiaro e semplice ma questo è il senso ultimo dell’intuizione. Non è questione di intelligenza, è questione di condizione. Per questo i grandi pensatori cercano incessantemente esperienze che forniscano le giuste condizioni per far fiorire queste gemme. A volte sono oppiacei, sono viaggi intorno al mondo, sperimentazioni sessuali o droghe mescaline, altre volte basta un ricordo d’infanzia o un pomeriggio qualsiasi di Settembre.

Quel pomeriggio capì l’unica cosa che conta davvero. Niente è eterno. Questo segnò per sempre la sua vita perché da quel momento non gli fu più possibile ignorare quel pensiero. Solo i bambini e i pazzi hanno la fortuna di non dover rendere conto a questo giudice impietoso. Si erge sugli uomini e dissolve le loro vite ricordando che non c’è giorno senza tramonto. Ecco le frontiere invalicabili, gli alti cancelli che racchiudono tutti i nati su questa terra. Solo i pensieri sono liberi e viaggiano anche oltre quelle mura, esplorano l’impossibile e ritornano agli uomini portando in dono scintille d’immortalità.

Quel giorno finalmente vide ben delineati i confini di quel giardino la cui stessa presenza cambiò per sempre il valore di ogni fiore del campo.

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2 comments

  1. a proposito di “Le cose non esistono se non le si può chiamare”, se posso, consiglio monologo finale di Novecento di Alessandro Baricco.

    “Tutto quel mondo negli occhi/Terribile ma bello/Troppo bello/E la paura che mi riportava indietro/La nave, di nuovo e per sempre/Piccola Nave/…”

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