poesia

Primavera

statua

Da questo angolo di mondo

ti osservo camminare su polverose vie

e sei primavera e tempesta sui giorni degli uomini,

e lacrimosa statua nel giardino coperto di rovi.

Ma non ti sfioro con queste dita

rispettoso del tuo incanto

e della tua presenza che è vento,

bagliore ai miei occhi.

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Eterni

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Mi innamorai un mattino dell’architettura della parola.

Le grandi volte marmorizzate dal vento

e le vetrate su mondi rari e fragili,

maestose cascate di nuvole liquefatte.

Ombre danzanti sull’animo mio

scavano tombe fangose a cui do nomi

pronunciati talvolta da silenziose statue di

uomini solo pensati.

Quanto costa una sola parola

 succhiata, rubata a questa fonte amara.

Porta il peso degli Eterni, sospesi

tra mondi che mi tolgono il fiato.

Innocenti

rovine

Regaliamoci ancora pochi attimi d’illusione

nutrendoci del pallido incanto di cui resta

appena la traccia a matita.

Sarà troppo tardi domani

per poter fingere ancora

che esistano i colori,

che le notti non abbiano spazzato questi solitari cortili,

che ci si possa svegliare di nuovo,

innocenti, in abbracci d’amore

Nubi

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Imperturbabile e rarefatto quella gelida mattina.

Mente limpida, levigata dalle notti,

consumata dai pensieri, umiliata e imbruttita,

triste di pianto, annegata d’incanto.

Marciavo sulle ceneri e riscoprivo il sapore

Pungente dell’ossigeno.

Ricordo, era mattina, era freddo,

rincorsi il mio fiato tra splendenti nubi d’inverno.