vita

Splendente

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Capì fin troppo presto che la solitudine era la più affidabile delle amiche. E non era quel tipo di solitudine che guardiamo con aria compassionevole nell’osservare il bambino che gioca solitario, era la solitudine dalla vita, quel misterioso distacco dal reale, una piccola pausa nell’eterno scorrere. Ritornando da quell’abisso inevitabilmente la compagnia degli uomini gli risultava d’intralcio, come l’amico inopportuno che ti parla sulla melodia di una vecchia canzone quasi dimenticata. Laggiù dal placido abisso rivalutava il mondo, rivalutava la vita effimera, ridimensionava i sentimenti, forze inenarrabili ma così umane, così limitate all’esistenza, alla vita. Così l’amore, così il dolore grane consolatore, legato, saldato a questo corpo terreno.

Inseguiva allora solo la bellezza, la sola tra le virtù eterne consapevole della propria fugacità. Solo questo ricercava, timidamente: il brivido di felicità. Nascosto tra le lettere ingiallite, nei colori in campagna e solo raramente negli uomini. Ah gli uomini, creature imprevedibili che sfuggono, ingannandosi, alle leggi del cosmo. Schiavi di istinto e animalesco desiderio.

Malediva questa sua consapevolezza, la debolezza della carne, la bassezza che riporta al reale i pensieri più astratti. Ma nelle dolci sera guidato da fluide melodie capitava comunque di trovarla, altezzosa, solitudine splendente.

Così morì quel giorno il vecchio

Anziano

Così morì quel giorno il vecchio, seduto su una sedia impagliata rovinata dai tarli, nel cortile baciato dal sole. Morì così ma il suo corpo continuò a viaggiare nel cosmo, trasportato su quella malinconica sedia da questo nostro pezzo di roccia che chiamiamo Terra, a velocità siderale, tra le stelle e il vuoto. Rimase così su quella sedia abbandonato dal suo stesso spirito, abbandonato dai ricordi e dal domani. Avremmo potuto vederli, i suoi ricordi: se ne andarono in sciami di immagini che non furono più nulla perché erano il vecchio stesso. Chi era del resto quel vecchio se non quella moltitudine? Non la vedete scorrere? Deve essere sua madre, ha i colori sbiaditi ma ha il viso dell’amore mentre lo chiama ancora bambino. È il primo bacio che non sa bene cosa sia ma gli fa scoppiare il petto e la vita tra le mani. Le lacrime e i figli tra le braccia; il fiore calpestato e la fatica sotto il sole.

 

Uroboro

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« Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”?. »

E’ curioso a volte vedere come le cose si incastrino anche senza volerlo. Rileggo i post scritti in quest’anno durato un’eternità. Scorro post vecchi, alcuni interessanti, altri meno, commenti di persone care, foto e ricordi fino ad arrivare al primo post. Ha il titolo che vorrei mettere a quest’ultimo post dell’anno. Lo rileggo con disincanto come appartenesse a una vita fa ma intuendo che è quello che scriverei ancora oggi se iniziassi il mio blog. Ascolto anche la stessa canzone. C’è un tempo per ogni cosa.

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Tutto scorre e si insegue e si rincorre e quel che rimane è l’attimo del presente che riassume tutto ed è la sola cosa che esiste. Due obiettivi per l’anno che arriva: “Conosci te stesso” e “Diventa ciò che sei”. Che è poi la stessa cosa. C’è un nuovo anno che inizia e un nuovo tempo che arriva.

“Segui il coniglio bianco”

PERLE LAVORATIVE N°2 – 7 PSICOPATICI (ALLA COOP)

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Un Lunedì mattina come tanti entro alla Coop con il mio seguito di ragazzi, tutti rigorosamente psichiatrici. E’ un’esperienza forte che andrebbe annoverata tra gli sport estremi come il parapendio, la canoa giù per le rapide o il bungee Jumping.

Le raccomandazioni che ho appena finito di seminare nel parcheggio sono rimaste davanti alla porta scorrevole e in pochi attimi di secondo la situazione è questa: T è così spaventato da questo nuovo posto così illuminato e colorato e pieno di gente che mi tira la manica balbettando cose incomprensibili (beh questo è normale per lui), S1 e S2 sono svaniti, puf, scomparsi infrangendo la prima regola (non allontanarsi mai da me). G e C stanno urlando come fossero al mercato del pesce e dalle poche cose che capto discutono di arance e mandarini. L intanto ha già raggiunto il reparto frutta ed è tutto intento a tastare, con le sue mani che grondano pulizia da tutti i pori, tutta la merce esposta. Ne manca uno, ah no, sono io il settimo perché se esco vivo di qua comunque sarò compromesso.

In qualche modo riesco a ricompattare un po’ il gruppo, rassicuro T, pacifico G e C, raggiungo L e gli lego le mani (in senso figurato eh). Scoviamo S1 e S2 che stanno cercando una gabbietta per un pappagallo, ah molto bene, cazziatone di routine e ristabilisco il mio potere! Ora mi seguono come paperotti dietro alla mamma, un bel trenino folkloristico che neanche nei peggiori bar di Caracas.

E’ curioso però leggere nei volti dei poveri spettatori che ci circondano. Il matto è un’entità  molto particolare e la maggior parte delle persone non è abituata ad averci a che fare. Ecco la vecchietta che rimane come pietrificata, come se avesse incontrato il basilisco, una mamma di famiglia ci sorride benevola invece, vorrebbe quasi unirsi alla nostra strana comitiva, due ragazzi sghignazzano, da una parte li compatisco ma dall’altra viene da ridere anche a me. Non ci si pensa spesso ma vivere da bravo cittadino richiede di conoscere un’infinità di regole: non si tocca la frutta, si parla con un tono di voce adeguato, non si va dal primo che passa a toccargli la pancia, non si parla da soli, aspettare in fila in silenzio…ma queste regole non sono scritte da nessuna parte, non ci sono tavole con questi comandamenti. Io però, per esempio, sono molto ligio al mio dovere, so che infrangere queste regole mi metterebbe in imbarazzo e quindi sono sempre ossequioso, preoccupato di sbagliare; i miei ragazzi, invece, non le conoscono, o, se le conoscono, non le venerano come me, e quindi via con le urla, toccare tutto, attacca bottone. E alcuni si scandalizzano, altri sono intimoriti ma altri, come me, li invidiano forse un po’ per questa libertà che non ci concediamo, che abbiamo barattato per questo sistema di galateo che dobbiamo rispettare anche a fare la spesa alla coop.

Alle casse poi grande show finale: l’attesa in fila non è proprio congenita per loro, due minuti di caos totale, i malaugurati vicini vengono preso abbordati e tempestati di domande, ma niente di molesto, vigilo su tutti e mi godo un po’ lo spettacolo. Così facciamo amicizia e anche la cassiera pare divertita da questo diversivo.

Usciamo dal supermercato e all’interno torna la solita routine. Noi invece tutti sullo scudo a 9 posti ad ascoltare Bob Marley..in fondo, non potrei fare nessun’altro mestiere..

Il lupo della steppa II

Travolto da questo libro, era parecchio che non ne trovavo uno così interessante, riporto un’altro passo che trovo meraviglioso:

“E questi uomini la cui vita  è molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e indicibilmente belli, la schiuma della beatitudine momentanea spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s’irradia anche su altri e li affascina. Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d’arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro e appare a chi la vede come una cosa eterna, come il suo proprio sogno di felicità.”

(Hermann Hesse, Il lupo della steppa)

Trovo in questi passi una melodia meravigliosa, una cadenza ipnotica, un momento di sospensione che sovrasta tutto. E poi un nuovo respiro e la vita riprende.

Il lupo della steppa.

“Ecco, come io mi vesto ed esco e vado a trovare il professore e scambio con lui cortesie più o meno finte, in fondo senza volerlo, così fanno e vivono e agiscono per lo più gli uomini ogni giorno e ogni ora, per forza e senza volere, e fanno visite, tengono conversazioni, siedono negli uffici, sempre per forza, macchinalmente, contro la loro volontà, e tutto ciò lo potrebbero fare altrettante macchine o si potrebbe benissimo farne a meno; e tale meccanismo eternamente in moto è quello che impedisce a loro, come a me, di far la critica della propria vita, di riconoscere e sentire la propria stoltezza e superficialità, la propria orrida ambiguità, la propria tristezza e solitudine senza speranza. Oh hanno ragione, gli uomini, di vivere così, di fare i loro giochetti e di correr dietro ai loro fatti importanti invece di opporsi al triste meccanismo e di guardare disperatamente nel vuoto come faccio io che sono fuor di strada.”

Tanta verità in così poche parole. Sempre magnifico Hermann Hesse (da “Il lupo della steppa”)

CANZONE (03) – ETERNAL LIFE

Eternal Life . Jeff Buckley

JeffBuckley

“There’s no time for hatred,
only questions
What is love,
where is happiness,
what is life,
where is peace?
When will I find the strength to bring me release?

And tell me where is the love
in what your prophet has said?
Man, it sounds to me just like a prison
for the walking dead
And I’ve got a message for you
and your twisted hell
You better turn around
and blow your kiss goodbye to life eternal, angel…”

“Non c’è tempo per l’odio, solo domande
Cos’è l’amore?
Dov’è la felicità?
Cos’è la vita?
Dov’è la pace?
Quando troverò la forza che mi condurrà alla liberazione?

E dimmi, dov’è l’amore
Che il tuo profeta annunciava?
Amico, mi sembra solo una prigione
Per il condannato a morte
Ho un messaggio per te
E per il tuo inferno corrotto
Faresti meglio a voltarti e a mandare un bacio d’addio
Alla vita eterna, o angelo..”

Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane,ah! troppo umane… “