poesie

Eterni

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Mi innamorai un mattino dell’architettura della parola.

Le grandi volte marmorizzate dal vento

e le vetrate su mondi rari e fragili,

maestose cascate di nuvole liquefatte.

Ombre danzanti sull’animo mio

scavano tombe fangose a cui do nomi

pronunciati talvolta da silenziose statue di

uomini solo pensati.

Quanto costa una sola parola

 succhiata, rubata a questa fonte amara.

Porta il peso degli Eterni, sospesi

tra mondi che mi tolgono il fiato.

Posso paragonarti a un giorno d’Estate?

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Posso paragonarti a un giorno d’Estate?
Tu sei più amabile e più tranquillo.
Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio,
E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,
E spesso la sua pelle dorata s’oscura;
Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
Né perder la bellezza che possiedi,
Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
Quando in eterni versi nel tempo tu crescerai:

Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,

queste parole vivranno, e daranno vita a te.

                                                                                      (W.Shakespeare, Sonetto 18)

Del terribile dubbio delle apparenze

dubbio

“Del terribile dubbio delle apparenze,

della finale incertezza, che possiamo venir delusi,

che forse fiducia e speranza non siano, dopo tutto, che congetture,

che forse l’identità oltre la tomba sia appena una favola bella,

che forse le cose che percepisco, animali, alberi, uomini, colline, luminose acque fluenti,

i cieli di giorno e di notte, colori, densità, forme, siano (come indubbiamente sono) appena apparenze, e l’autentico vero debba ancora venir conosciuto..”

W.Whitman

Inno alla notte – I

notte

Novalis – Inno alla Notte – I

Quale vivente, dotato di sensi, non ama tra tutte le meravigliose parvenze dello spazio che ampiamente lo circonda, la più gioiosa, la luce – coi suoi colori, coi raggi e con le onde; la sua soave onnipresenza di giorno che risveglia? […] Quale regina della natura terrestre chiama ogni forza a mutamenti innumerevoli, annoda e scioglie vincoli infiniti, avvolge ogni essere terrestre con la sua immagine celeste. -La sua sola presenza manifesta il meraviglioso splendore dei reami del mondo.

Da lei mi distolgo e mi volgo verso la sacra, ineffabile misteriosa notte. Lontano giace il mondo – perso in un abisso profondo – la sua dimora è squallida e deserta. Malinconia profonda fa vibrare le corde del mio petto. Voglio precipitare in gocce di rugiada e mescolarmi con la cenere. – Lontananze della memoria, desideri di gioventù, sogni dell’infanzia, brevi gioie e vane speranze di tutta la lunga vita vengono in vesti grigie, come nebbie della sera quando il sole è tramontato. In altri spazi piantò la luce le festose tende. Mai più ritornerà ai suoi figli che l’attendono con fede d’innocenti? Che cosa a un tratto zampilla grondante di presagi sotto il cuore e inghiottisce la molle brezza della malinconia? 

Da noi derivi a tua volta piacere, o buia notte? Quale cosa tu porti sotto il manto che con forza invisibile mi penetra nell’anima? Delizioso balsamo stilla dalla tua mano, dal mazzo di papaveri. Le gravi ali dell’anima tu innalzi. Noi ci sentiamo oscuramente e ineffabilmente turbati – con gioioso spavento vedo un volto severo che su di me si china dolce e devoto, e svela tra i riccioli senza fine intrecciati la cara giovinezza della madre. Come infantile e povera mi sembra ora la luce – come grato e benedetto l’addio del giorno – Solo perché la notte distoglie e allontana da te i tuoi fedeli, tu seminasti per gli spazi immensi le sfere luminose, ad annunziare l’onnipotenza tua – il tuo ritorno – nel tempo della tua lontananza. Più divini delle stelle scintillanti ci sembrano gli occhi infiniti che in noi la notte dischiude. […]