scrittura

Alice

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Ero probabilmente ciò che più si avvicinava alla sua idea di amico; non era un tipo scontroso ma la gente, la gente normale, faceva fatica a trattare con lui. Era educato, non era colto, così pacifico da dare sui nervi.

Il problema era che i suoi occhi erano distanti, osservavano mondo invisibili, persi nel suo animo. Era pensieroso, come succede a tutti, ma per i più l’incanto dura pochi secondi e poi la vita, con la prepotenza di una cascata, riprende il suo corso.

Non ebbi molti dialoghi con lui, si può dire che preferisse ascoltare, e se ci penso oggi mi ricordo nitidamente solo uno di questi rari momenti di condivisione.

Mi parlò quel giorno del suo unico amore.

Disse: “Si chiamava Alice.”

E mentre parlava sembrava guardarla con quei suoi occhi perduti. Come se fosse davanti a noi, nel cortile sotto al ciliegio in fiore.

“Avevo dodici o tredici anni quando la incontrai. Sono passati molti anni da quel giorno, e tramonti e poi notti e altri giorni, tutti uguali. Era poco più che una bambina, avrà avuto la mia età forse, indossava un vestito verde smeraldo e doveva aver appuntato un qualche fiocco bianco, ma il tempo sta rapendo questi dettagli. Fu di pomeriggio, in montagna; la luce quando tramonta sulle valli intreccia colori che hanno il sapore dell’antico. Ricordo colori gialli di pergamena, ed erba bruciata dal sole e dal vento estivo. Non ricordo che disse nemmeno una parola e ancora oggi mi chiedo come io faccia a sapere il suo nome. Aveva i capelli lunghi, castani e lisci come un disegno.”

Si fermò qualche istante; pensai che avesse finito il suo racconto, già stupito di tanta loquacità, ma improvvisamente riprese a parlare, come se avesse solo in quel momento risolto un rompicapo che da tempo lo lasciava insonne.

“La incontrai in sogno quella notte. E non la vidi mai più. Fu per me la più atroce delle condanne, il suo volto era dissolto al mio risveglio, disperso nel mattino. Mi rimase così il suo vestito, e la perfezione del suo essere, i colori dorati e il suo nome. Misteriosi sono i sogni, bruciano le anime di malinconia dal loro regno inafferrabile. Un sogno condannò quel ragazzo una notte stellata. Incontrai la perfezione in una dimensione proibita, troppo presto per il mio cuore di bambino.”

Prese fiato un’ultima volta.

“Vedi, i sogni non sono molto diversi dai ricordi. I ricordi però appartengono totalmente al passato, i sogni invece non hanno tempo. Mi ritrovai così, ancora ragazzo, con il ricordo di un amore mai incontrato. E non c’è niente di peggio per un ragazzo di aver incontrato l’amore troppo perso e di averlo perduto. Ho vissuto tutta la mia vita nel ricordo di un evento che deve ancora accadere. So però che non potrà mai più ripetersi perché nella mia anima, in una qualche dimensione, questo evento è già stato. Mi aggiro allora per il mondo, come in un labirinto di specchi; confondo i riflessi ed inseguo tenui bagliori.”

Intuizione

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Disse di aver avuto il suo momento d’intuizione un noioso pomeriggio di qualche anno prima; era uno di quei pomeriggi inutili, di quelli in cui l’inerzia ti trascina per le stanze umide senza un vero programma. Era uno di quei pomeriggi in cui capita di poter addirittura permettersi di non fare niente, di liberare il flusso dei pensieri e trovarsi incantati dopo alcuni minuti di viaggio ingiallito nelle terre dei ricordi.

Si ricordò quel giorno di un passo di Milan Kundera che parlava dell’immortalità; per qualche oscuro collegamento sinaptico un’idea, che per un attimo aveva accarezzato la sua mente, aveva fatto emergere dall’abisso quel ricordo. Solo quel pomeriggio però capì effettivamente quelle parole che erano rimaste fino a quel pomeriggio di tarda primavera solo un sfondo di scena, un colore indistinto con cui dipingere i pensieri, poco più di un’emozione o di un profumo.

Quel giorno anche quell’ultima idea, definitiva, ebbe la sua forma, un’ombra tutta sua e un nome. Le cose, pensava, non esistono se non le si può chiamare così come non si può pensare a una cosa che non esiste.

Ancora non si spiegava come potesse accadere che, in un attimo, tutto sembrasse così chiaro e semplice ma questo è il senso ultimo dell’intuizione. Non è questione di intelligenza, è questione di condizione. Per questo i grandi pensatori cercano incessantemente esperienze che forniscano le giuste condizioni per far fiorire queste gemme. A volte sono oppiacei, sono viaggi intorno al mondo, sperimentazioni sessuali o droghe mescaline, altre volte basta un ricordo d’infanzia o un pomeriggio qualsiasi di Settembre.

Quel pomeriggio capì l’unica cosa che conta davvero. Niente è eterno. Questo segnò per sempre la sua vita perché da quel momento non gli fu più possibile ignorare quel pensiero. Solo i bambini e i pazzi hanno la fortuna di non dover rendere conto a questo giudice impietoso. Si erge sugli uomini e dissolve le loro vite ricordando che non c’è giorno senza tramonto. Ecco le frontiere invalicabili, gli alti cancelli che racchiudono tutti i nati su questa terra. Solo i pensieri sono liberi e viaggiano anche oltre quelle mura, esplorano l’impossibile e ritornano agli uomini portando in dono scintille d’immortalità.

Quel giorno finalmente vide ben delineati i confini di quel giardino la cui stessa presenza cambiò per sempre il valore di ogni fiore del campo.

Finitudine

Mi parlò un giorno dei sui pensieri:

“Una sola parola serve a descrivere la vita degli uomini: finitudine. Moltitudini vissero, sognarono forse, e quelle energie sono oggi fili d’erba e alberi in fiore. Un uomo visse forse mille anni fa, non fu famoso, non fu ricco, e non fu ricordato, mi chiedo se sia veramente esistito quindi. Un’idea mi colpì una volta: tutte le persone che oggi decorano il pianeta passeranno e lasceranno il posto ad altri. Sentii allora la stessa tristezza provata nel terminare un libro. Simili a romanzi sono infatti le nostre vite. Per questo vivere richiede lo stesso coraggio di leggere la prima pagina: ogni romanzo ha una fine.”

Swoon

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Parlavamo così, del mondo, dei ricordi, della vita e di noi.

“Perché credi siamo condannati a tutto questo? Una sola parola ha il potere di cambiare le giornate, per non parlare dei sentimenti. Non vorresti, in qualche giorno d’estate, mettere a tacere tutto questo? Assaporare il sole senza per forza chiederti perché splende sugli uomini? Quello che ti chiedo è qual è il senso di inseguire questo vento.”

Diceva così e, dicendolo, continuava a inseguire il vento.

“Il sole splenderebbe certo anche senza che io mi chieda il perché. Ma ho l’impressione che questo indagare il suo essere lo renda in parte mio. Non sarà più solo una stella, ammettendo che qualcosa esista oltre il nostro pensiero, ma sarà speciale perché gli occhi assetati del mio spirito hanno incrociato la sua esistenza. E gli uomini non sono poi così diversi dalle stelle. Dare il potere a qualcuno di sconvolgere il tuo essere con una parola è il prezzo da pagare per questo tuo vibrare. Non è allora solo inseguire il vento, è nuotare in un mare sempre in tempesta, ma ogni onda è una sensazione che non tornerà più in tutta l’eternità. Questo è il senso, non puoi godere delle onde senza affrontare il mare, e il mare è instancabile. E tu che mi accompagni in questo mare, come me, vivi delle onde e, insieme, le malediciamo senza poter farne a meno.”